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Morta Marisa Amato: la donna paralizzata dopo gli incidenti a Piazza San Carlo
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Morta Marisa Amato: la donna paralizzata dopo gli incidenti a Piazza San Carlo

È deceduta questa mattina all'ospedale Cto di Torino Marisa Amato, 65 anni. Calpestata dalla folla in preda al panico, il 3 giugno 2017 in piazza San Carlo, davanti al maxi schermo allestito per la finale Champions tra Juventus e Real Madrid, era rimasta tetraplegica.

venerdì 25 gennaio 2019

TORINO - E' morta questa mattina all'ospedale Cto di Torino Marisa Amato, 65 anni. Calpestata dalla folla in preda al panico, il 3 giugno 2017 in piazza San Carlo, davanti al maxi schermo allestito per la finale Champions tra Juventus e Real Madrid, era rimasta tetraplegica. La donna era ricoverata da alcuni giorni nel reparto di Rianimazione per il sopraggiungere di alcune complicazioni. Salgono così a due le vittime di piazza San Carlo, oltre 1.500 feriti tra cui Erika Pioletti, la 38enne morta dopo alcuni giorni di agonia.

IL DRAMMA - Si era presentata mercoledì al pronto soccorso dell'ospedale Cto di Torino per problemi respiratori Marisa Amato, la 65enne rimasta paralizzata in piazza San Carlo e morta questa mattina. Gli esami avevano evidenziato un versamento pleurico, che era stato drenato, la respirazione sorretta con ventilazione non invasiva. Ricoverata presso la Terapia Intensiva diretta dal dottor Mauriziano Berardino, la paziente - si apprende da fonti sanitarie - ha espresso con lucidità e fermezza la volontà che la terapia, soprattutto il supporto respiratorio, non prevedesse mezzi invasivi come l'intubazione tracheale o la tracheotomia, qualora la ventilazione non invasiva non risultasse sufficiente, pur avendo ben chiaro che questa decisione avrebbe potuto portarla ad un peggioramento fatale. Secondo queste indicazioni è proseguita la terapia con discreta efficacia. Alle ore 8 di questa mattina, però, il brusco peggioramento cardiovascolare ha causato la perdita della coscienza. La donna è morta assistita dai suoi famigliari.

SOGNAVA DI TORNARE A FARE UNA VITA NORMALE - "Un periodo lungo, colmo di sofferenza e di fatica...fisica e mentale". Così lo scorso 3 giugno, un anno dopo essere stata calpestata dalla folla in preda al panico di piazza San Carlo, Marisa Amato descriveva la sua vita da tetraplegica. La donna, morta questa mattina, aveva celebrato l'anniversario con un lungo post su Facebook. "Oggi più che mai conosco il valore della famiglia in ogni sfumatura...parenti, amici, conoscenti, compagni di vita ricomparsi dopo anni, e poi voi, voi della rete ... non meno importanti degli altri - scriveva sulla pagina social Aiutiamo Marisa Amato -. Tutto questo calore costante e ininterrotto ha fatto sì che anche nei periodi più bui di questo percorso mi abbia dato quel pizzico di lucidità per far sì che tornassi ad ascoltare il mio istinto di sopravvivenza". Un anno dopo piazza San Carlo, il desiderio di Marisa Amato era quello di riconquistare un briciolo di normalità. "Voglio tornare a casa e vivere, seppur in modo diverso, la mia quotidianità - diceva - fuori da queste mura tristi di quello che è l'ospedale, sempre e comunque con la speranza di migliorare questa mia condizione". Non mancava "un pensiero dal più profondo del cuore" alla mamma e al papà di Erika Pioletti, la 38enne morta per le ferite subite in piazza San Carlo.

ERA PARTE CIVILE NEL PROCESSO - C'era anche Marisa Amato lo scorso 23 ottobre all'udienza preliminare per i fatti del 3 giugno in piazza San Carlo. La donna, rimasta tetraplegica dopo esser stata travolta dalla folla in preda al panico e morta oggi per il sopraggiungere di complicazioni respiratorie, aveva raggiunto in ambulanza l'aula bunker, complesso alla periferia della città che di solito si usa per i dibattimenti di mafia e terrorismo. Assistita dall'avvocato Nicola Menardo, dello studio legale Grande Stevens, si era costituita parte civile nel processo. La procura di Torino muove l'accusa di disastro, lesioni e omicidio colposo a 15 persone, tra cui la sindaca Chiara Appendino, l'allora questore Angelo Sanna, il viceprefetto Roberto Dosio. La procura aveva avviato accertamenti anche nei confronti di due medici, affidandosi alla consulenza di due specialisti per appurare se la tetraparesi che aveva colpito la donna fosse stata causata da una insufficienza di accertamenti all'ospedale Maria Vittoria, dove era stata portata dai soccorritori, e alle Molinette, dove era stata poi trasferita.

IL MESSAGGIO DELLA SINDACA APPENDINO - La sindaca di Torino Chiara Appendino, appresa la notizia della morte di Marisa Amato, la donna travolta dalla calca di piazza San Carlo e rimasta tetraplegica, esprime "profondo dolore e sincera vicinanza ai famigliari", contattati telefonicamente, "in questo difficile momento". 

«LUCIDA FINO ALLA FINE» - "La paziente è morta a causa di un brusco cedimento cardiovascolare a seguito di un'infezione urinaria che ha causato il peggioramento delle condizioni respiratorie". Così Maurizio Berardino, direttore del Pronto soccorso e della Rianimazione del Cto di Torino, sulla morte di Marisa Amato, la donna rimasta tetraplegica dopo la tragedia del 3 giugno 2017 in piazza San Carlo. "Quello che è successo purtroppo non è strano per la dinamica della malattia - aggiunge - si è trattato di un'infezione che spesso si manifesta in pazienti tetraplegici. Il cuore ha mollato a seguito di una catena di eventi". Mercoledì scorso, la donna si era presentata al Cto, dove le è stato riscontrato un versamento pleurico, ed è stata ricoverata in terapia intensiva. "È rimasta lucida sino alla fine - dice - E ha chiesto che la terapia non prevedesse mezzi invasivi come l'intubazione tracheale o la tracheotomia".

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