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Il masochismo dell'Inter e del Napoli
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Il masochismo dell'Inter e del Napoli

di Xavier Jacobelli giovedì 7 novembre 2019

C’è qualcosa di sorprendentemente masochistico nelle vicende di Inter e Napoli che sembrano fare a gara per spianare la strada alla Juve. Conte sbrocca in modo plateale, sfrontato e irriguardoso contro la sua società, dopo che i nerazzurri, protagonisti di uno splendido primo tempo, a Dortmund si fanno rimontare dal Borussia e perdono malamente una partita che avrebbero potuto e dovuto vincere. Per un ritiro che non aveva ragione di esistere, De Laurentiis va allo scontro frontale con Ancelotti e i giocatori. Questi ultimi, incuranti del risultato comunque positivo contro il Salisburgo, si ammutinano e offrono al loro presidente le migliori ragioni contrattuali per stangarli a suon di multe. In questa baraonda, passa praticamente sotto silenzio un aspetto non irrilevante in chiave futura: al Napoli basterà una vittoria nei prossimi due incontri per qualificarsi agli ottavi di finale della Champions League. Convitati di pietra, i tifosi partenopei e nerazzurri assistono alle esibizioni muscolari massimamente nocive all’una e all’altra squadra, le quali continuano imperterrite a farsi del male. Lo show tedesco di Conte non sta né in cielo né in terra. Quest’Inter l’ha voluta lui. L’Inter gli ha comprato i giocatori che voleva lui, spendendo e spandendo sin troppo. Barella e Sensi non possono essere tacciati di inesperienza internazionale dal loro allenatore poiché la stanno maturando proprio con lui che sapeva benissimo come, prima di trasferirsi a Milano, essi avessero giocato nel Cagliari e nel Sassuolo. Icardi, Nainggolan e Perisic sono stati ceduti, ma, se Conte avesse voluto assolutamente trattenerli, non avrebbe dovuto fare altro che alzare la mano e in società gli avrebbero dato retta. Ancora: sette partite in tre settimane, le giocano una volta al mese pure la Juve, il Napoli, l’Atalanta, la Lazio e la Roma e non risulta imprechino contro il destino cinico e baro.

Quanto a De Laurentiis e Ancelotti, vi ricordate ciò che disse il primo soltanto una settimana fa, in calce a Napoli-Atalanta? «Cos’è questa cafonata di un arbitro che butta fuori un signore come Ancelotti? Fossi in lui, me ne andrei da questo paesaccio dove gli arbitri non sanno arbitrare come in Inghilterra». Ora un signore come Ancelotti, dopo avere signorilmente contestato il ritiro imposto dal suo presidente, da questi è stato investito della responsabilità di gestione del ritiro, con tanto di comunicato ufficiale. Si presume sia stato vergato riga su riga assieme a uno dei principi del diritto sportivo. Conoscendo Carletto, si può immaginare l’amarezza e la delusione di queste ore. Comunque vada a finire, a perderci sarà il Napoli. Idem dicasi per l’Inter. Raymond Chandler, maestro del genere poliziesco che ha portato alle stelle il detective Philip Marlowe, ha scritto: «Non c’è trappola più mortale di quella che prepariamo con le nostre stesse mani». Appunto.

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