Adesso Ceferin non può più comprare tempo

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Ci hanno provato fino all’ultimo, nelle comodità dell’ameno fortino di Nyon, e non vanno di certo biasimati: la strategia dell’Uefa di “comprare tempo” era legittima. Solo che non teneva conto di quanto fosse immanente l’emergenza. Una sottovalutazione come quella, ammettiamolo, in cui sono incappati molti di noi. La strategia – ve l’abbiamo già raccontata ma la riassumiamo brevemente – prevedeva di portare a termine questo turno delle due competizioni europee per club con la speranza che la situazione si normalizzasse in vista dei prossimi impegni tra tre settimane. A corollario c’era la granitica opposizione a qualsiasi proposta che prendesse anche solo in considerazione lo spostamento di Euro 2020.

Il fatto è che tra la sottovalutazione e la testardaggine il confine rischia di essere troppo labile, soprattutto quando è ormai evidente che le certezze stanno franando una dopo l’altra. Finché il problema sembrava circoscritto all’Italia passi, ma quando l’emergenza ha coinvolto praticamente tutti i campionati d’Europa, l’Uefa per prima avrebbe dovuto organizzare un “piano B” ed evitare di scivolare in soluzioni pasticciate. Perché solo così si può definire l’idea di “risolvere” gli ottavi di finale di Inter e Roma con una gara secca in campo neutro: pensa cosa sarebbe successo se andasse di moda anche lì urlare al “campionato falsato”.

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La notizia della positività di Rugani, poi, ha di fatto archiviato anche la Champions. Ora anche l’Uefa archivi qualcosa: le rigidità. E ragioni concretamente sulla necessità di differire Euro 2020 alla prossima estate. Anche perché è assurdo pensare di disputare i playoff tra 16 Nazionali a fine marzo, proprio nel periodo in cui gli esperti prevedono il picco dell’epidemia.

Così come serviranno pure all’Uefa altre date per far concludere Champions ed Europa League: perché non pensare a far disputare in estate un anomalo, quanto affascinante “Europeo per Club” che parta dai quarti delle due competizioni? Attenzione: nessuno si sogna che sia una decisione che si possa prendere a cuor leggero perché sappiamo bene che tipo di interessi economici generi un Europeo. Però a Nyon non possono ignorare come questi calcoli li stiano compilando anche le maggiori Leghe europee. Ecco, non vorremmo che tale divergenza di interessi degenerasse, quando questa emergenza sarà finita e non ci sarà spazio per altre date, al punto di dover assistere a club che si ammutinano di fronte alla richieste dei giocatori per le Nazionali. Così come, siamo certi, Alexander Ceferin non ha nessuna voglia di irritare talmente i grandi club da spingerli nella braccia del più accomodante Gianni Infantino, il presidente di quella Fifa che lavora da tempo a una Lega mondiale dei grandi club in stile Nba. Di tempo, lo sperimentiamo sulla pelle in Italia, non ce né davvero più neppure a pagarlo oro. Adesso è tempo di compromessi e scelte coraggiose.

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