© www.imagephotoagency.itIl taglio degli ingaggi. La contrapposizione fra chi non vuole più riaprire il calcio e chi, invece, agogna la riapertura quale segnale di un nuovo inizio. La ripartenza dei campionati di A e B e delle coppe europee, se e quando sulle nostre teste non ci sarà più la gigantesca e invisibile spada di Damocle a nome Coronavirus. Le pesantissime ripercussioni dell’emergenza sui bilanci e sugli investimenti delle società. Di tutto questo si parla molto. Ma poco, anzi pochissimo si dibatte della situazione della C, della D e dell’immensa area del calcio dilettantistico, la base della piramide del Sistema.
Eppure, se questa base si sfalda, crolla tutto. Francesco Ghirelli, il presidente della Lega Pro che si sta battendo strenuamente per i suoi assistiti, ha proposto di restituire le fideiussioni, quale primo atto di soccorso ai 60 club. Ma altri ne dovranno seguire, a cominciare dall’accesso alla cassa integrazione in deroga e dalla riforma del format dei tre giorni da venti squadre ciascuno.
L’altro ieri, Tuttosport ha pubblicato la prima puntata dell’inchiesta di Guido Ferraro, il miglior conoscitore dell’Universo Dilettanti. L’abbiamo intitolata: Futuro a rischio per 12 mila club. Sibilia, il presidente della Lega Nazionale di categoria (Lnd), deve salvare un milione di calciatori». E ancora: «Sempre più complicato portare a termine la stagione. Molte incognite anche sulla prossima: possono saltare tante società». Ferraro ha affondato il coltello nella piaga. Mai come in questa situazione, i numeri schiacciano le parole. I calciatori tesserati alla Lnd sono 1 milione 45 mila 565 e rappresentano il 98 per cento dei giocatori in attività nel nostro Paese.
Nel solo campionato di Serie D, formato da 166 squadre suddivise in nove gironi (sette da 18 squadre e 20 da venti), i tesserati sono quasi 5 mila. Nell’ultima stagione, sotto l’egida della Lnd che dà lavoro a 350 dipendenti e conta 2 mila collaboratori, si sono disputate 550.000 partite (cinquecentocinquantamila, avete letto bene), dalla Serie D alla Terza Categoria passando per l’Eccellenza, la Promozione, la Prima e la Seconda Categoria. Senza contare i campionati giovanili, le partite dei tornei di Futsal e Beach Soccer.
Vi bastino questi dati per comprendere quanto il mondo dei dilettanti abbia più che mai bisogno di essere aiutato, sostenuto, rinvigorito sia dalle Leghe delle categorie superiori sia dalla Federazione sia dallo stesso Stato che non può e non deve ignorare la rilevanza sociale di un’organizzazione capillarmente diffusa sull’intero territorio nazionale, generando un indotto annuo oscillante attorno ai 2 miliardi di euro. È la stessa organizzazione che consente a migliaia di ragazzi e di ragazze di profondere tutta la loro passione nel calcio. Il 20 per cento dei ragazzi fra i 5 e i 16 anni è tesserato per un club della Lnd. È la stessa organizzazione che in Lombardia, la regione più martoriata dal Coronavirus, allinea il maggior numero di gironi del campionato di Eccellenza. Significa essere totalmente fuori dal mondo del pallone non comprendere che, in un momento tanto duro quanto questo che stiamo vivendo, il calcio dilettantistico sia la base dell’intera piramide: se si sfalda, crollano il presente e il futuro del nostro calcio. Questo è il tempo delle scelte coraggiose e degli interventi rapidi, concreti, efficaci. Oggi, la questione non è solo stabilire se e quando i campionati ripartiranno. Oggi la questione principale, a livello delle categorie inferiori alla A e alla B, è capire quante società e in che modo ripartiranno nel momento in cui le autorità sanitarie e governative daranno il via libera per una graduale ripresa dell’attività. Ghirelli, Sibilia e i loro club non possono essere lasciati soli. La Federcalcio, l’Associazione Calciatori, le Leghe di A e B, il ministro dello Sport battano presto un colpo, prima che sia troppo tardi.
