Casasco: "Servono tamponi e test per tutti"

Il n. 1 italiano ed europeo dei medici sportivi: «Ma, prima degli atleti sani, priorità ai cittadini con problemi»
Casasco: "Servono tamponi e test per tutti"© ANSA

Buongiorno dottor Maurizio Casasco, presidente italiano ed europeo dei Medici Sportivi. Avete stilato una serie di raccomandazioni a cui far riferimento per monitorare gli atleti qualora si tornasse all’attività che al momento è vietata sino al 13 aprile. Quali sono le linee guida alle quali vi siete ispirati?

«La Federazione medico sportiva italiana che ha una sua componente scientifica è l’unica in ambito sportivo accreditata dal Ministero della salute. Noi facciamo delle raccomandazioni per quando si tornerà ad allenarsi o a giocare. Prima però una premessa chiara: quando si tornerà ad allenarsi non è di competenza dei medici sportivi ma delle istituzioni, quindi lo deciderà il governo di concerto con il ministero dello sport e della salute. L’altro giorno, proprio per evitare fughe in avanti e non per fare fughe in avanti, abbiamo elencato delle indicazioni, valide al 5 aprile e con uno stop sicura sino al 13 e che verosimilmente verrà prolungato, di ciò che dovrebbe essere fatto come raccomandazioni per le squadre professionistiche. Abbiamo dato delle indicazioni scientifiche sulla base delle consulenze che abbiamo avuto con i massimi esperti del settore nazionale e internazionale, tra i quali il n° 2 della Organizzazione Mondiale della Sanità. Non abbiamo invece dato indicazioni per la sicurezza di spogliatoi, trasferte e altro per rispetto di ciò che dovranno decidere le istituzioni. Le raccomandazioni sono suscettibili di cambiamenti perché come tutti vedono la situazione è in continua evoluzione.».

Cosa potrà influire in questo senso?

«Le nuove evidenze scientifiche. Le innovazioni farmacologiche o tecnologiche. L’andamento generale dell’epidemia e il decorso post Covid da parte degli atleti che hanno vissuto e superato il coronavirus. A un mese o sei mesi potrebbero cambiare le risposte del corpo.». 

Lo screening al momento viaggia prevalentemente coi tamponi che peraltro scarseggiano. Cosa immagina per monitorare la situazione?

«Diciamo in maniera chiara che questa indagine tramite tampone dovrà avere come priorità chi è in prima linea come i medici - e molti dei nostri iscritti sono entrati in campo per aiutare i cittadini - e quelle categorie di persone più a rischio e solo dopo gli sportivi. Ma a breve sarà disponibile un’altra strada, quella dell’esame sierologico per verificare o meno la presenza degli anticorpi. Ormai ci siamo e questo potrebbe essere di grande aiuto per aumentare la capacità di screening della popolazione e quindi anche degli sportivi.» [...]

Leggi l'intervista completa nell'edizione odierna di Tuttosport 

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