Il gigante, i becchini e Don Abbondio

Il gigante, i becchini e Don Abbondio© Canoniero

La coerenza è come il coraggio di manzoniana memoria: se uno non ce l’ha, non se la può dare. Gabriele Gravina ce l’ha. «Non sarò il becchino del calcio italiano», ipse dixit il 19 aprile il presidente della Federcalcio. Ha mantenuto fede all’impegno. Un gigante, rispetto ai becchini camuffati da virologi della domenica e ai don abbondio che dentro il Palazzo del calcio non hanno esitato a tirargli addosso con il fuoco amico. Sono trascorsi due mesi e mezzo, da quella sera in tv da Fazio, quando Gravina prese ufficialmente posizione, scontrandosi con la demagogia e le strumentalizzazioni di chi voleva chiudere la Serie A per emulare Macron il quale, alla Ligue 1 ha inflitto un colpo pesantissimo. Telefonare a Monsieur Jean-Michel Aulas, presidente del Lione, tuttora fuori dalla grazia di Dio per i danni devastanti che ha dovuto sopportare. «La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé», annota Oscar Wilde nell’«Importanza di chiamarsi Ernesto». Il ministro per lo Sport di nome fa Vincenzo, ma come possiamo non ricordare l’indimenticabile dichiarazione rilasciata il 29 aprile? «Se non vogliamo avere incertezze, basterebbe seguire la linea di Francia e Olanda che hanno fermato tutto. Io sinceramente vedo il sentiero per la ripresa sempre più stretto. Il discorso allenamenti è diverso, ma fossi nei presidenti penserei alla nuova stagione. La scelta della Francia può spingere anche l’Italia e altri paesi europei a seguire quella linea e leggendo certe dichiarazioni potrebbe essere una maggioranza dei presidenti a chiedere la sospensione per preparare al meglio il prossimo campionato». Queste parole hanno segnato il picco dello scontro politico e istituzionale da Gravina vinto, forte dell’alleanza con Paolo Dal Pino, il presidente della Lega di A riuscito nella titanica impresa di imporre ai venti i club la richiesta di ripartenza, straordinariamente sottoscritta all’unanimità. Certo, terrorizzati all’idea di finire in B, alcuni dei signori del pallone hanno poi chiesto il blocco di retrocessioni e promozioni, ma l’8 giugno, ancora una volta Gravina ha imposto la sua linea, legnando 18-3 i fifoni in Consiglio federale. Ecco perché bisogna elogiare il cittadino onorario di Castel di Sangro anche oggi, nel giorno del derby torinese, sperando sia il primo e l’ultimo a porte chiuse, gara inaugurale della trentesima di un campionato che sarebbe finito il 9 marzo scorso se non ci fosse stata la cocciutaggine di Gravina e, fra le altre, del nostro giornale che non ha mai mollato di un centimetro. Tutto questo, all’indomani della sacrosanta presa di posizione del volley, del basket e della pallamano: essi chiedono al Governo di essere chiaro, rapido e tempestivo negli interventi di sostegno, pena la chiusura delle attività a tempo indeterminato, con danni enormi a cominciare dalla pratica di base nelle scuole. Sappiano, il volley, il basket e la pallamano che Tuttosport è al loro fianco.

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