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Ministro, ci parli del Cio e lasci in pace Ronaldo

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Ministro, ci parli del Cio e lasci in pace Ronaldo
© ANSA
di Xavier Jacobelli sabato 17 ottobre 2020

Non ci sono dubbi, viviamo in un Paese meraviglioso. Si fa per dire. Dite voi in quale altra parte del globo terracqueo trovi il tempo di andare a sbattere contro Ronaldo un ministro dello Sport al tempo del Covid, della seconda ondata che dilaga, di una crisi economica che minaccia di strangolare migliaia di società dilettantistiche di ogni ordine e grado nella sinora vana attesa di un sostegno concreto, dopo essere state alluvionate da un fiume di parole e di promesse. Per non dire dei quattromila collaboratori sportivi in rivolta perché, ha denunciato L’Espresso, potrebbero essere costretti a restituire al ministero i 600 euro di bonus al mese percepiti per un trimestre, cioè 1.800: secondo il dicastero di Spadafora, non ne avrebbero avuto diritto. C’è di peggio.

Anziché apostrofare Ronaldo di arroganza, quando il calcio non ha dimenticato che, a fine aprile, arrogantemente Spadafora invitava i presidenti «a pensare al prossimo campionato»; anziché informarsi presso il Dipartimento Prevenzione dell’Asl Città di Torino che potrebbe evitargli sfondoni, aggiornandolo sui protocolli in materia di trasferte internazionali dei calciatori, Spadafora dovrebbe spiegarci una cosa. Dovrebbe dirci quando si degnerà di andare in Route de Vidy 9, 1007, a Losanna, Svizzera, dove ha sede il Comitato Olimpico Internazionale che aspetta da oltre un anno di interloquire con il ministro di Conte Giuseppe. «Several letters» (cito testualmente dalla riunione dell’ultimo Esecutivo), diverse lettere il Cio ha scritto al Governo di Roma, dallo sciagurato momento in cui è stata partorita la peggior legge di riforma dello sport mai concepita da mente umana. Tanto moderna e tanto rispettosa dell’autonomia del Coni da indurre il Cio a informare Spadafora che, se non capisce l’antifona, il Foro Italico rischia la sospensione e, come accadde al Kuwait ai Giochi di Rio, qualora le Olimpiadi di Tokyo si disputassero nel 2021 gli azzurri sfilerebbero come atleti olimpici indipendenti, non sventolando il Tricolore, ma la bandiera con i Cinque Cerchi. Le squadre italiane qualificatesi ai Giochi, invece, resterebbero addirittura a casa. Capite perché le sortite del ministro su Ronaldo risultino improvvide, sgradevoli, irritanti. C’è una speranza, però: «D’ora in avanti non aggiungerò più nulla al riguardo», ha promesso Spadafora ieri sera. Sopravviveremo.

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