Caviglia, la riabilitazione

SALUTE&SPORT Con il dottor Tomaello. Le distorsioni sono un grande classico di agonisti e non. “Police”: un approccio moderno

Caviglia, la riabilitazione

Sapete quanti km a piedi in media percorre una persona nell’arco della sua vita? E’ stato calcolato da una ricerca dell’American College of Sport Medecine: circa 120.000; diventa pertanto facile comprendere perchè le distorsioni di caviglia facciano parte dell’esperienza di molte persone e rappresentino l’evento accidentale più frequente nella carriera dello sportivo (il 23% diegli infortuni nelle competizioni FIFA).

Per distorsione intendiamo un trauma a carico di un legamento che può andare incontro ad una elongazione delle sue fibre, alla rottura di un numero esiguo di fibre fino ad arrivare alla rottura parziale o totale del legamento stesso o di più legamenti. Il meccanismo traumatico più comune (85%) consiste in un movimento di inversione (piede che ruota verso l’interno) associato alla flessione plantare (punta del piede verso il terreno) che causa una lesione delle strutture capsulo legamentose del compartimento esterno o laterale di variabile gravità. Quanto più il movimento distorsivo avviene ad alta velocità tanto maggiore sarà la gravità della lesione: la muscolatura non fa “in tempo a contrarsi” velocemente e a proteggere le strutture legamentose.

Subito dopo l’evento traumatico è consigliabile una indagine radiografica per escludere fratture associate ed iniziare (nelle 24-72 ore) un trattamento “POLICE”: (P) Protezione delle strutture lesionate con supporto articolare ed ausilio di due stampelle; (OL) Optimal loading, cioè carico ottimale per stimolare la guarigione dei tessuti danneggiati; (I) Ghiaccio / crioterapia (15-20 minuti ogni 3-4 ore); (C) Compressione, per limitare l’effusione articolare tramite un tutore o un bendaggio compressivo; (E) Elevazione dell’arto leso per favorire il ritorno venoso e linfatico.

Il trattamento successivo deve essere scelto in base a grado etipo di lesione: le terapie fisioterapiche sono efficaci nella maggior parte dei pazienti; in caso di distorsioni ripetute con lesione totale dei legamenti e instabilità cronica, il trattamento riabilitativo può non essere sufficiente e si impone una indicazione chirurgica (sutura e plastica delle strutture legamentose).

La cura inizia con una corretta diagnosi: è necessario visitare il paziente, valutare il grado di instabilità dell’articolazione e decidere quali approfondimenti diagnostici richiedere. Generalmente l’esame ecografico o la Risonanza Magnetica, dopo le 72 ore dal trauma, possono essere di grande aiuto: permettono di visualizzare con precisione la sede ed il grado della lesione anatomica ma il dottore durante la visita sarà già in grado di ipotizzare una diagnosi e di indirizzare il paziente sul tipo di esame da eseguire ed il radiologo su dove focalizzare l’attenzione.

Il programma di rieducazione procederà attraverso 5 fasi funzionali. Il periodo di immobilizzazione totale deve essere il meno prolungato possibile per prevenire l’atrofia muscolare; è preferibile un tutore rispetto al gesso giacché permette il precoce inizio di  terapie fisiche per il controllo del dolore e dello stato di infiammazione e di massaggi drenanti per ridurre il versamento (Fase 1). Dopo aver concesso gradualmente il carico, si cercherà di riacquisire un corretto schema del passo ed il completo recupero del movimento articolare. In questa fase (Fase 2) è molto utile il lavoro in acqua (idrokinesiterapia) dove il carico sull’articolazione si riduce . Nei giorni successivi si inizia il lavoro di rinforzo (Fase 3), soprattutto dei muscoli laterali e anteriori della gamba (peronei e tibiale anteriore): quando la caviglia è completamente sgonfia ed il tono muscolare è buono si può incominciare a correre sul nastro trasportatore (Fase 4) e si collaudano i primi esercizi per migliorare la stabilità articolare della caviglia e la coordinazione.

La ginnastica propriocettiva prevede una serie di esercizi a difficoltà crescente con tavolette oscillanti allo scopo di allenare il paziente ad un ottimale controllo delle articolazioni. In un approccio riabilitativo moderno il focus è soprattutto sul tronco e sul bacino e prevede in questa fase delle sessioni di training neuromotorio con feedback visivo e l’utilizzo di pedane di forza finalizzate e correggere pattern motori scorretti che per esempio durante un cambio di direzione possono predisporre al trauma distorsivo. L’ultima fase della rieducazione (Fase 5) si potrà svolgere sul campo riabilitativo con l’obiettivo di ricercare il recupero del gesto atletico e sportivo e la ripresa di una adeguata forma fisica; in questa fase, i bendaggi funzionali possono rappresentare un elemento di maggior sicurezza per l’infortunato ma la vera sicurezza per il ritorno alla performance sportiva dipenderà unicamente dal completamento di tutto il percorso riabilitativo. 

10 - continua

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