Supercoppa Inter-Juve e Inno di Mameli, D'Andrea: "Non scimmiottiamo gli americani"

Lo storico spiega perché la versione del Canto degli Italiani eseguita da Arianna Bergamaschi a San Siro non ha funzionato

Supercoppa Inter-Juve e Inno di Mameli, D'Andrea: "Non scimmiottiamo gli americani"

Continua a far discutere l'esecuzione dell'Inno di Mameli, cantato da Arianna Bergamaschi a San Siro, prima del calcio d'inizio di Inter-Juve, finale dela Supercoppa di Lega. Nel dibattito interviene Michele D'Andrea, storico, che ha guidato un gruppo di esperti impegnato in un'approfondita indagine sull'inno nazionale, analizzato sotto gli aspetti storici, letterari e musicali.

Prof. D'Andrea, che cosa pensa delle polemiche sull’esibizione di Arianna prima della finale di Supercoppa?
"Non entro nel merito artistico. Dico solo che quello eseguito da Arianna non è l’inno nazionale italiano. È un’altra cosa, diciamo una variazione sul tema. E aggiungo che non condivido questo scimmiottamento dell’uso americano di far cantare l’inno da una voce solista. Non ci appartiene e, soprattutto, non funziona. Perché non funziona? Perché l’inno degli USA, difficilissimo da cantare, è la voce di un singolo che guarda alla propria bandiera. Il Canto degli Italiani, invece, rappresenta un popolo che decide di lottare fino alla morte per la propria libertà. È un maestoso canto collettivo nel registro ottocentesco e operistico, anche se non sempre viene eseguito bene. Così, facendo cantare l’inno da una sola voce, spesso a cappella, impediamo a un intero stadio di far sentire la propria. Un consiglio? Torniamo alle bande militari che, oltretutto, vengono gratis...".

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