Superlega vs Uefa, Babbo Natale non esiste

In questa storia non ci sono poveri e non è una favola. Nemmeno quando compare lo Sheriff Tiraspol
Superlega vs Uefa, Babbo Natale non esiste© EPA

Pensare che in questa storia ci siano i ricchi e i poveri è un po’ come credere a Babbo Natale: molto romantico, ma forse non utilissimo a comprendere la realtà. Perché in questa storia non ci sono poveri e non è una favola. Nemmeno quando compare lo Sheriff Tiraspol che vince eroicamente a Madrid, perché chi vuole vedere dietro la patina disneyana della vicenda scopre che lo Sheriff fa parte di un più ampio impero commerciale fondato da due oligarchi dal passato oscuro, che non solo dominano gli affari ma anche la politica in Transdniester, una regione separata della Moldavia che confina con l’Ucraina ed è legata alla politica del Cremlino. Il calcio europeo è un business. Un business che regala sogni, emozioni e in certi perfino ragione di vita a milioni di cittadini dell’Unione, ma resta un business. Lo sanno benissimo anche quelli dell’Uefa che dietro la retorica fiabesca sono stati bravissimi a trasformare la Champions in un grandissimo affare e non sono così contenti all’idea che qualcuno gli soffi la massima e più remunerativa competizione calcistica del mondo. Comprensibile dal loro punto di vista.

Com’è comprensibile che qualcuno pensi che si possano fare più soldi da quella “massima competizione” e ci voglia provare, immaginando un prodotto globale più in linea con gli standard di intrattenimento internazionali, perché la concorrenza da battere oggi è più agguerrita ed è fatta da videogame, piattaforme streaming, realtà virtuale e qualsiasi forma di entertainment informatico che rapisce l’attenzione delle nuove generazioni allontanandole dal calcio. Il resto è davvero solo retorica, a partire dalla “meritocrazia”, perché la Super League sta varando una nuova versione di se stessa, molto più aperta e con retrocessioni e promozioni e perché non si può sostenere che l’attuale sistema consenta a qualsiasi club europeo di sognare anche solo una semifinale di Champions. Ma, anche se avesse ragione l’Uefa, dietro questa battaglia resta il fantasma della Premier, che guadagna il quadruplo della Serie A e della Bundesliga e il doppio della Liga. Un divario che si allargherà sempre di più con il nuovo regolamento finanziario che consente di spendere il 70% di quello che si guadagna. Perché il 70% della Premier sarà sempre enormemente di più del 70% del resto d’Europa, destinato a perdere i campioni e la competitività in modo molto veloce. E allora, forse sì, in questa storia ci saranno i poveri: i club europei.

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