De Zerbi incorona Guardiola: "Il migliore allenatore degli ultimi 30 anni"

Il tecnico: "Differenze Serie A e Premier? In Inghilterra non ci sono pressioni, in Italia invece già del giorno prima della partita, sembra di andare a fare un ritiro spirituale"
De Zerbi incorona Guardiola: "Il migliore allenatore degli ultimi 30 anni"© EPA

BRIGHTON - Roberto De Zerbi da settembre è approdato in Premier League, al Brighton, dopo aver allenato, tra le altre, Sassuolo e Shakhtar Donetsk. In questa lunga intervista esclusiva della serie "Italians"- in onda su Sky Sport- risponde, prima di tutto, ai complimenti di Pep Guardiola, che ha definito il suo calcio contro culturale rispetto alla tradizione italiana. "Se pensa che io reputo Guardiola il migliore allenatore degli ultimi 30 anni della storia del calcio, può pensare a come mi abbia fatto piacere, poi non so se sono stato contro culturale. Non mi piace andare per scelta nella direzione opposta. Però, se sono convinto che sia la direzione giusta, ci vado e ci vado anche con forza. Senza farmi troppi problemi: ma non lo faccio perché voglio fare il bastian contrario. Io vedo un certo tipo di cose nel calcio, che tra l’altro mi rappresentano, mi identifico in quelle anche come persona, per cui mi viene facile richiedere queste cose. Scelta coraggiosa la mia di arrivare in Premier dopo Potter? Io non ho voluto mettermi a paragone o sminuire o pensare che la mia idea fosse migliore della sua. Sono entrato in punta di piedi -ha spiegato l'ex Sassuolo- rispettando quello che era stato fatto prima, perché era stato fatto un grande lavoro, un lavoro di cui io tuttora beneficio. Ho iniziato a mettere dentro, piano piano, le mie idee. Soffrendo, perché avrei voluto fare di più. Mi davo i pizzicotti per fare meno, però adesso siamo già a buon punto. E non posso che ringraziare Potter. E’ chiaro che prendere una squadra quarta in classifica in Premier League, potevo solo peggiorarla. Differenze tra Inghilterra e Italia? In Premier c’è una mancanza totale di pressione sui giocatori e in Italia, qualsiasi categoria tu faccia, vai in ritiro il giorno prima e sembra di andare a fare un ritiro spirituale. In Inghilterra è tutto un altro mondo, c’è il day off: il giorno di riposo a metà settimana, che io faccio fatica ad accettare perché mi sembra di perdere un giorno di lavoro e invece per loro è sacro. La cosa bella è che impari che il calcio può essere vissuto in modo diverso e non solo nel nostro. Non è giusto questo, non è giusto il nostro, ma sono diversi".

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