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Di Natale esclusivo: "Dissi no alla Juventus perché..."

L'ex bomber dell'Udinese oggi presidente del Donatello: "Non cambierei nulla della mia carriera. Allenatore? Meglio dirigente"

Lorenzo AprileLorenzo Aprile

Pubblicato il 12.10.2023, 15:01

6 min

«Non lascerei Udine nemmeno per il Real Madrid». Una frase che potrebbe sembrare folle per chi respira il calcio contemporaneo, sempre più freddo e dipendente dal vil denaro, con giocatori che passano senza problemi da un club all’altro concedendosi al miglior offerente. Una frase del tutto normale per chi invece ha vissuto un calcio fatto di bandiere, nel segno dell’appartenenza agli stessi colori, alla stessa maglia. Totò Di Natale è stato, ed è tutt’ora, questo e molto altro: un’icona intramontabile di un calcio che ormai non esiste più.

Domani compie 46 anni. Una vita a Udine nella sua Udinese. Che cos’è che l’ha legata così tanto a questa società, tanto da arrivare a dire di no persino a un club come la Juventus?
«Sono sempre stato molto legato ai tifosi e alla città. A Udine si vive bene, lì sono cresciuto come uomo e come calciatore, ed è lì che ho costruito la mia famiglia. In quegli anni poi la squadra era molto forte, ogni stagione lottavamo per un posto in Europa. La famiglia Pozzo mi ha sempre trattato come un figlio. Quando ci fu la possibilità di andare alla Juve, la volontà mia e della società fu quella di continuare insieme. E così abbiamo fatto».

Se potesse tornare indietro a un particolare momento della sua carriera, cosa cambierebbe o rivivrebbe alla stessa maniera?
«Non cambierei nulla della mia carriera, rifarei tutto allo stesso modo. Sognavo di giocare in Serie A e di vestire la maglia della Nazionale. Fortunatamente sono riuscito a fare entrambe le cose».

Non le sarebbe piaciuto magari giocare con la squadra per cui ha sempre tifato, il suo Napoli?
«Giocare a Napoli non è facile, specie se sei napoletano: soffri di più quando le cose vanno male. È una maglia pesante da indossare per chi è nato e cresciuto lì. Ho preferito esserne tifoso, e lo sono tuttora».

A riportare lo scudetto a Napoli è stata una persona con la quale lei ha sempre avuto un legame speciale, Luciano Spalletti, che l’ha allenata prima a Empoli e poi fu determinante per il suo passaggio all’Udinese. Che effetto le ha fatto vedere il Napoli tornare al successo dopo così tanti anni proprio con lui in panchina?
«Sapevo che il mister avrebbe vinto il campionato. È un grande allenatore, ha occhi ovunque, sta 24 ore sul campo per curare ogni singolo particolare. Vederlo vincere a Napoli per me è stato speciale. Merito suo, dello staff e della società: tutti insieme hanno fatto un lavoro eccezionale».

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