“Mi è mancato tutto, non ne potevo più”: Ilicic e la verità sul dramma

L’ex giocatore dell’Atalanta ricorda il periodo più buio della carriera: “Decisi di portare la famiglia a casa”
“Mi è mancato tutto, non ne potevo più”: Ilicic e la verità sul dramma© LaPresse

Josip Ilicic, ex giocatore dell'Atalanta, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano spagnolo AS raccontando alcuni retroscena della sua carriera. Lo sloveno infatti ha raccontato di quando fu ad un passo dal vestire la maglia del Napoli ai tempi allenato da Carlo Ancelotti ma poi non accadde: "Nel corso della mia avventura a Bergamo era praticamente fatta per il mio trasferimento al Napoli, ma alla fine l’Atalanta decise di non lasciarmi partire. Per loro ero fondamentale. Avevo già accettato l'offerta, avevo parlato con Ancelotti che mi disse due-tre cose sul calcio e poi mi ha parlò della vita. Mi raccontò cose di Napoli: 'Dai, vieni, andiamo a mangiare, a bere...'. Fu una cosa fondamentale perché si è un uomo prima ancora che un calciatore. Ne aveva parlato anche con Mertens e con il ds Giuntoli. Ero convinto, volevo andare lì per vincere il campionato e giocavo molto bene, fisicamente ero un animale".

Il ritorno a Maribor

La stagione successiva a quella turbolenta caratterizzata dal Covid vide Ilic lasciare l'Atalanta per tornare in Slovenia: "Arrivò un punto in cui non sentivo più il bisogno di giocare ad alti livelli e decisi di portare la famiglia a casa. Ho due ragazze a cui mancava parlare la nostra lingua e la famiglia è la cosa più importante. La verità è che non sopportavo più tanta pressione, giocare ogni tre giorni. Dopo la pausa COVID ho sofferto troppo. Non era più lo stesso e sentivo in cuor mio che era arrivato il momento di dire basta. Avevo promesso di tornare un giorno nella squadra in cui avevo iniziato e ho mantenuto questa premessa. Anche se il livello di calcio è incomparabile, ora sono felice".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Calcio

L'esperienza alla Dea

Ilicic giocò dal 2017 al 2022 con i colori della Dea: "L'Atalanta è una squadra che resterà sempre nel mio cuore, come il Palermo. I rosanero mi hanno dato l'opportunità di brillare nel calcio italiano, mentre a Dea mi ha permesso di fare partite grandissime, indimenticabili. Raggiungere quei livelli con un club piccolo è incredibile. Noto ancora l'affetto delle persone, mi mancano tanto e vorrei visitare di più Bergamo".

Verso Atalanta-Real Madrid

"Vedo il Real Madrid in difficoltà, ma magari in una o due partite cambia tutto. È già successo in passato, quando la gente diceva di aver finito e poi ha finito per vincere tutto. L'Atalanta sta facendo bene, ma per battere il Real deve dare qualcosa in più, arrivare al 110%".

Atalanta da scudetto?

"Sono molto convinto. Conosco il calcio dell'allenatore, ha costruito la squadra passo dopo passo e loro giocano meravigliosamente. Non è facile vincere l'Europa League e spero che vincano anche lo scudetto, ma se non quest'anno sarà nei prossimi due o tre. Continueranno a combattere per vincere".

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Josip Ilicic, ex giocatore dell'Atalanta, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano spagnolo AS raccontando alcuni retroscena della sua carriera. Lo sloveno infatti ha raccontato di quando fu ad un passo dal vestire la maglia del Napoli ai tempi allenato da Carlo Ancelotti ma poi non accadde: "Nel corso della mia avventura a Bergamo era praticamente fatta per il mio trasferimento al Napoli, ma alla fine l’Atalanta decise di non lasciarmi partire. Per loro ero fondamentale. Avevo già accettato l'offerta, avevo parlato con Ancelotti che mi disse due-tre cose sul calcio e poi mi ha parlò della vita. Mi raccontò cose di Napoli: 'Dai, vieni, andiamo a mangiare, a bere...'. Fu una cosa fondamentale perché si è un uomo prima ancora che un calciatore. Ne aveva parlato anche con Mertens e con il ds Giuntoli. Ero convinto, volevo andare lì per vincere il campionato e giocavo molto bene, fisicamente ero un animale".

Il ritorno a Maribor

La stagione successiva a quella turbolenta caratterizzata dal Covid vide Ilic lasciare l'Atalanta per tornare in Slovenia: "Arrivò un punto in cui non sentivo più il bisogno di giocare ad alti livelli e decisi di portare la famiglia a casa. Ho due ragazze a cui mancava parlare la nostra lingua e la famiglia è la cosa più importante. La verità è che non sopportavo più tanta pressione, giocare ogni tre giorni. Dopo la pausa COVID ho sofferto troppo. Non era più lo stesso e sentivo in cuor mio che era arrivato il momento di dire basta. Avevo promesso di tornare un giorno nella squadra in cui avevo iniziato e ho mantenuto questa premessa. Anche se il livello di calcio è incomparabile, ora sono felice".

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