Pressioni, chat e designatori: il capo degli arbitri deferito da Chiné

Il presidente dell’AIA, Antonio Zappi, si difende così: “È l’ora più buia, ma ci sarà un giudice a Berlino”
Pressioni, chat e designatori: il capo degli arbitri deferito da Chiné
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Natale con deferimento. Non è un cinepanettone, né una citazione pseudo-brechtiana come quella con cui Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, ha commentato la notizia che la Procura Federale andrà in fondo: «È l’ora più buia, ma ci sarà un giudice a Berlino». Il giorno dopo essere stato sentito da Chiné, Zappi aveva tentato il patteggiamento, simbolico (15 giorni) e senza assunzione di responsabilità, respinto dal procuratore Figc che ha invece deferito al Tfn - ora 10 giorni per la data dell'udienza, non prima di ulteriori 15 giorni - lui ed Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale Aia. Tutto nasce dal cambio degli organi tecnici: a luglio, secondo Chiné, Zappi avrebbe fatto pressioni su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi perché si dimettessero da designatori di Serie C e D, un anno prima rispetto alla scadenza dei propri contratti federali, per fare spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi, come poi effettivamente successo. Oltre alle proprie remore professionali e psicologiche, i due ne avrebbero patito un danno economico: il nuovo ruolo di Ciampi (tra i vice del designatore di A, Gianluca Rocchi) prevede un compenso di 10.000 euro inferiore del precedente, mentre per Pizzi (con Orsato in C) si scende addirittura di 30.000 euro.

Il racconto

Se la genesi dell’inchiesta presenta ombre - Chiné si è mosso dopo un esposto di un associato Aia, non indirizzato a lui e poi ritirato -, è chiaro il racconto di Ciampi e Pizzi: whatsapp notturni e lettere di dimissioni riscritte, per non dare atto (anche a verbale, per il procuratore ritoccato) dell’intervento presidenziale. Zappi ha sempre smentito e, nel chiedere la pubblicità degli atti d’indagine, aggiunge «che il proprio operato è sempre stato orientato esclusivamente al bene comune dell’Associazione». Nessun passo indietro: «Resta ferma la volontà di portare avanti un progetto tecnico fondato su qualità, crescita e valorizzazione dell’intero movimento». Sullo sfondo, anzitutto, il potenziale commissariamento Aia: da ambienti federali predicano calma, ma con una squalifica dai due mesi in su Zappi decadrebbe, avendone cumulati dieci in passato. A quel punto, sarebbe inevitabile: Trentalange, poi assolto, lo evitò dimettendosi.

Procede il progetto di Gravina

Non pare questo l’avviso dell’attuale capo degli arbitri. Inoltre, procede il progetto di Gabriele Gravina: una nuova società compartecipata Figc/Serie A, dedicata alla gestione degli arbitri di vertice e guidata da un manager. L’idea (se ne riparlerà in consiglio venerdì, ma solo come aggiornamento) piace molto ai fischietti d’élite, meno a Zappi che non ha mai nascosto la propria contrarietà e ora rischia di essere messo fuori gioco dalla giustizia sportiva.

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