La svolta giusta (basta che si faccia)

La riforma della Figc supera, finalmente, la prateria degli slogan riempibocca a tema “settori giovanili” e tocca un punto fondamentale. L'editoriale del direttore di Tuttosport
La svolta giusta (basta che si faccia)© ANSA

Formare i formatori è la strada giusta. La riforma della Figc supera, finalmente, la prateria degli slogan riempibocca a tema “settori giovanili” e tocca un punto fondamentale. Bisogna ripartire dagli allenatori dei bambini, bisogna cambiarne la mentalità e dare loro gli strumenti didattici per insegnare calcio, non per guidare delle mini squadre a vincere i loro mini tornei. Abbiamo la più importante, prolifica e professionale università del calcio di tutto il mondo, Coverciano, da cui escono i migliori allenatori e dove i migliori allenatori vengono a ispirarsi o sciacquare le loro idee. Siamo i più bravi a formare gli allenatori top, ma ci siamo dimenticati che quando si tratta di bambini è tutto un altro mestiere. Non servono degli aspiranti Guardiola, ma dei maestri elementari del pallone, che con pazienza, metodo e conoscenza insegnino a leggere e scrivere l’alfabeto del calcio. I bambini italiani dai 6 ai 14 anni, che giocano a calcio in una qualsiasi squadra, vengono imbevuti di tattica, trascurano la tecnica e spesso non vengono selezionati per il loro talento. La grande maggioranza degli allenatori non pensa a sviluppare campioni di domani, ma a vincere le partite; allena dei ragazzini come fossero professionisti, togliendo loro la gioia del gioco e spegnendo la fantasia.

La riforma di Gravina

Il fatto che Gravina abbia illustrato una riforma che va dritta in quella direzione è, quindi, lodevole e molto incoraggiante. Anche se prima di stappare una bottiglia di quelle buone, vale la pena riflettere su due punti. 1) I risultati di questa riforma sono a lunga scadenza, quando si semina nei settori giovanili, si raccoglie dopo setto/otto anni. Bisogna esserne consapevoli, avere pazienza e, quindi, non smontare tutto se dopo sei mesi non è ancora nato un Totti o un Del Piero. 2) Bisogna mettere a terra il progetto. Farlo sul serio, insomma. E sottolinearlo non è una banalità. Siamo i campioni mondiali di rendering, ma non costruiamo mezzo stadio, per dire. Abbiamo progetti nuovi e meravigliosi nei cassetti e le stesse vecchie e cattive abitudini nelle sedi e nei campi da gioco. Abbiamo discorsi pieni di parole e un sistema calcio povero di fatti. Quindi incrociamo le dita e speriamo che questa riforma non finisca in uno di quei cassetti.

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