© LaPresseMILANO - "Oggi un bambino passa 3-4 ore a settimana in campo con il pallone. Ai miei tempi, ci giocavamo 3-4 ore al giorno". La sintesi del nuovo progetto tecnico del calcio giovanile italiano, presentato ieri in Figc, è nelle parole di Simone Perrotta, uno dei due campioni del mondo del 2006 - l’altro è Gianluca Zambrotta - coinvolti da Gabriele Gravina. L’obiettivo, ambizioso, è mettere al centro i giovani e i relativi formatori. Un’idea costruita nel tempo e con fatica, sostenuta da Gabriele Gravina sin dalla sua candidatura per il terzo mandato al vertice della Federcalcio, presentata solo a una settimana dalla prima gara dei playoff Mondiali: "Non nasce dalla mancata qualificazione del 2022 - ha spiegato il presidente -. Bastava realizzare un rigore con la Svizzera. Oggi non sono negativo, sono più preoccupato di concetti come l’iper-tatticismo e la ricerca del risultato a tutti i costi". Sono i due mali da estirpare a livello giovanile, insieme all’eccessiva presenza di stranieri, che abbassa la percentuale di selezionabili dalle nazionali azzurre. Nemici complicati da affrontare, sia perché è difficile intervenire per incentivare l’impiego di italiani, sia perché i club non collaborano e ragionano soprattutto sull'immediato: "È legittimo che pensino ad allenare la squadra e a lavorare tatticamente - ha aggiunto Gravina -, ma così si rischia di perdere i giovani ed è compito della federazione non perderli. La soluzione è lanciare una nuova idea di accademia federale". Intesa come luogo di formazione, non un centro federale sul modello francese: la soluzione individuata dalla Figc è stata creare un coordinamento tecnico tra le tre realtà che si occupano di sviluppo. Il settore tecnico guidato da Mario Beretta, quello giovanile e scolastico presieduto in regime di prorogatio da Vito Roberto Tisci e il club Italia (che fa capo direttamente a Gravina) rimarranno formalmente separati, ma risponderanno al direttore tecnico Maurizio Viscidi, da oltre dieci anni coordinatore delle nazionali giovanili.
Nuovi allenatori e investimenti: la rivoluzione culturale del calcio
Gravina, che si avvarrà del contributo di Cesare Prandelli come consulente esperto, ha voluto Perrotta e Zambrotta, i quali hanno aggiornato le linee guida del modello formativo per la fascia d’età 5-12 anni, mentre è ancora da individuare una figura analoga per l’agonistica (13-18 anni). Il cuore della riforma non è solo mettere la tecnica individuale al centro, ma anche costruire una nuova classe di allenatori: oggi molti, a livello sia giovanile sia dilettantistico, pensano solo al risultato e, peggio ancora, sono valutati in base a quello. L’obiettivo è cambiare la forma mentis: "Cercheremo di costruire un modello di allenamento da proporre alle società, ma non da imporre", ha aggiunto Viscidi. Per la rivoluzione culturale serviranno tempo - è il classico progetto i cui risultati si vedranno tra anni -, ma anche soldi, e sul tema Gravina ha bacchettato il governo: "Partiremo a prescindere dal suo aiuto, è chiaro però che servano risorse e siamo convinti di essere dalla parte della ragione, pretendendo il rispetto di una risoluzione dell’Unione Europea relativa al diritto d’autore sulle scommesse degli eventi sportivi". Il calcio ne chiede da anni l’applicazione, che garantirebbe il riconoscimento di una percentuale sui proventi del betting, da reinvestire nei vivai.