Aleksandr Ceferin e Gabriele Gravina condividono tanto. Oltre ai rispettivi incarichi ai vertici del calcio europeo - presidente Uefa il primo, vicepresidente il secondo - i due sono legati da dossier comuni, come l’organizzazione degli Europei 2032, assegnati anche all’Italia, e da una visione convergente sull’autonomia dello sport, tema oggi al centro del dibattito. A unirli anche un rapporto personale consolidato. Sul loro legame sarebbe però tornata in auge una vicenda immobiliare già finita sotto la lente d'ingrandimento.
Gravina e l'appartamento a Milano
Come rivelato da Il Fatto Quotidiano, al centro della questione ci sarebbe un appartamento a Milano, in via Lambro, nei pressi dei Giardini Montanelli: circa 80 metri quadrati, con soggiorno, angolo cottura, due camere e balcone. L’immobile era stato acquistato nel 2019 dalla figliastra di Gravina per una cifra di circa 650mila euro, con un mutuo garantito dallo stesso dirigente e dalla compagna. In parallelo, nello stesso periodo, Gravina aveva concesso un’opzione da 350mila euro su una collezione di libri antichi a Marco Bogarelli, figura di primo piano nel mercato dei diritti televisivi scomparsa nel 2021, chiedendo che la somma fosse versata direttamente sul conto della giovane per l’acquisto dell’immobile. Il denaro fu poi restituito a distanza di qualche mese, ma quelle operazioni attirarono l’attenzione degli inquirenti, ipotizzando un possibile schema "per permettere a Gravina di incassare una provvigione su una consulenza dei diritti tv della Serie C".
La vendita alla figlia di Ceferin
Oggi l’appartamento è tornato al centro delle cronache. Secondo quanto raccontato da Il Fatto Quotidiano, lo scorso dicembre l’immobile è stato venduto. Davanti al notaio insieme a Gravina presente l'acquirente, Neza Ceferin, figlia del presidente Uefa: un acquisto per la cifra di 670mila euro. La giovane, classe 2002, si sarebbe trasferita a Milano per motivi di studio e lavoro nel settore della moda. Dal punto di vista formale, entrambe le parti respingono qualsiasi irregolarità.
Interpellato dal quotidiano, Ceferin sottolinea come si tratti di una "transazione effettuata legalmente, al valore di mercato. Non c’è nessun legame finanziario perché non si è trattato di un accordo commerciale, bensì di una transazione immobiliare privata tra adulti, senza vantaggi occulti, e il fatto che le parti si conoscano non la rende sconveniente". L'avvocato di Gravina invece precisa che "nell’ambito delle indagini non è mai stato contestato l’acquisto di un immobile, non gravato da alcun vincolo. È già stata dimostrata la totale estraneità ai fatti contestati".
"Ceferin, il dirigente o l'amico di Gravina?"
Resta tuttavia il tema dell’opportunità politica. La compravendita riaccende interrogativi sulla sovrapposizione tra rapporti personali e ruoli istituzionali nel calcio europeo. Un tema sensibile, specie alla luce del momento attraversato dal sistema calcistico italiano, tra risultati sportivi deludenti (vedi la terza esclusione dal Mondiale e le squadre di club precocemente eliminate dalle competizioni europee) e polemiche arbitrali. In questo contesto, il ministro per lo Sport Andrea Abodi valuta l’ipotesi di un commissariamento della federazione. Una prospettiva osteggiata da Gravina e Malagò (quest'ultimo candidato alla presidenza Figc e che avrebbe promesso allo stesso Gravina, in caso di elezione, di fargli mantenere la carica di vicepresidente Uefa), mentre si riaffaccia il timore di possibili ripercussioni a livello internazionale.
Il quesito con cui Il Fatto Quotidiano chiude la notizia è: "Quando la Uefa scriverà all’Italia (e lo farà di sicuro, se Coni e governo avranno il coraggio di andare fino in fondo), minacciando di toglierci gli Europei del 2032 o addirittura di escludere le nostre squadre dalla prossima Champions, quale Ceferin firmerà la lettera? Il dirigente massima autorità del pallone europeo, paladino dell’autonomia sportiva? O l’amico di Gravina, che ha appena comprato una casa da oltre mezzo milione dalla sua figliastra?".