© Getty ImagesÈ morto a Brescia Evaristo Beccalossi, una delle bandiere dell'Inter, storico centrocampista della squadra milanese. L'ex calciatore e dirigente sportivo, che prima di militare in nerazzurro giocò anche nella sua città, Brescia, avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, il 12 maggio. Da un anno le sue condizioni di salute erano critiche dopo un malore accusato a gennaio 2025 e un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in clinica Poliambulanza a Brescia, dove Beccalossi era ricoverato. La camera ardente è stata allestita presso la Fondazione Poliambulanza e resterà aperta fino alle 19 di mercoledì 6 e dalle 9 alle 19 di giovedì 7. I funerali, fa sapere la famiglia, si terranno invece venerdì alle 13.45 presso la Chiesa Conversione di San Paolo a Brescia.
Anni indimenticabili all'Inter
Nato a Brescia il 12 maggio 1956, Beccalossi aveva mosso i primi passi nel calcio con la maglia biancazzurra della sua città, prima del grande salto all'Inter nel 1978. Con i nerazzurri visse anni indimenticabili: 216 presenze tra campionato e coppe, 37 reti — tra cui una doppietta nel derby vinto 2-0 il 28 ottobre 1979 — uno scudetto nel 1979-80, la semifinale di Coppa dei Campioni 1980-81 e la Coppa Italia 1981-82. Nell'era Bersellini divenne rapidamente idolo della curva. L'arrivo di Hansi Muller ne segnò il tramonto nerazzurro: nel 1984-85 passò alla Sampdoria, poi un girovagare tra Monza, Barletta e Pordenone fino al ritiro nel 1991. Nella sua seconda vita aveva trovato spazio anche come opinionista televisivo. Se n'è andato troppo presto, quasi in punta di piedi, come solo i grandi sanno fare.
Il ricordo dell'Inter
"Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone". L'Inter piange Beccalossi, storico numero 10 nerazzurro che si è spento nella notte a pochi giorni dal suo 70esimo compleanno. "Il talento non si impara. E' un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi - il ricordo della società nerazzurra - Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi. Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato 'Driblossi'. L'arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi". L'Inter cita anche una frase di Peppino Prisco, che aveva "fotografato l'iconicità di Evaristo: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l'accarezzava riempiendolo di coccole". "Le coccole di Evaristo sono state tante - si legge ancora nel cordoglio del club - dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro - dal 1978 al 1984 - e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell'Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì".
La frase di Beccalossi ricordata dall'Inter
"Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me", è invece la frase di Beccalossi ricordata dall'Inter, con quel 10 sulle spalle, arrivato dal Brescia su segnalazione di Sandro Mazzola, vestendo il nerazzurro in 215 occasioni: 37 gol, uno scudetto - quello del 1980 con tanto di doppietta nel derby -, e una Coppa Italia. "Beccalossi è sempre stato l'uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti", il riferimento alla sfida col Bratislava. All'Inter lascia non solo "un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell'aver avuto il 'Becca' nella storia del club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l'ennesimo dribbling della vita di Evaristo".