Posizioni finanziarie vergognose
Felice Borel denunciava errori nuovamente commessi, nonostante esperienze passate, situazioni antisportive e antimorali. E guarda caso: posizione finanziarie vergognose. Già a giugno del mercato 1956, per esempio, la differenza tra entrate e uscite per alcuni club era da codice rosso: il Bologna incassò 30 milioni di lire spendendone 111. L’Inter ricavò 53 milioni e ne spese 90 in acquisti. Il Napoli passò da 73 milioni incassati a 183 spesi. La Roma da 15 incassati a 205 spesi. Il Torino incassò 80 e spese 114. Il Milan più equilibrato, con 35 di entrate e 47 in uscite. La Juve fece meglio: incassati 90, spesi 28 milioni. Ma i problemi sembrano gli stessi di oggi: quelli finanziari erano legati all’affluenza del pubblico oppure alla vendita di giocatori. Il passivo globale veniva pronosticato in circa un miliardo di lire. Con interessi sui debiti a superare le centinaia di milioni. Da qui il calcio ”sommerso da un maremoto di cambiali”. E una osservazione che ci riporta agli ultimi fatti. «Se è deludente la classe dei dirigenti di club, altrettanto, se non peggio, è quella dei dirigenti federali che hanno tollerato, prima, e permesso, dopo, questo stato di cose».
