Nessuno nomina Bastoni
Il racconto di questo sport, tuttavia, in Italia segue un percorso particolare e allora eccoci con gli appelli quotidiani di cui si scriveva sopra. Con una piccola ma opportuna precisazione: in Italia, di quell'episodio, non parla più alcun tifoso. Nessuno juventino pensa davvero di non essere in Champions per quel match, nessun tifoso avversario si è mai preoccupato di Kalulu, nessuno nomina Bastoni da tempo, nonostante anche in Nazionale non abbia mostrato esattamente la sua versione migliore. Juventini, milanisti e compagnia hanno già le loro beghe e si occupano solo di quelle. In realtà, ne parlano solo loro, quelli degli appelli che ricordano con toni gravi la presunta "gogna mai vista".
Chivu, un capitolo a parte
Più che di questa fantomatica gogna, infatti, ci si ricorda del sindaco Sala arrivato a offendere perfino Del Piero pur di sminuire la vicenda, di Marotta giunto a rinfacciare alla Juve un rigore di diversi anni fa, di tutta la ben nota pletora di vip ed ex tesserati interisti dal giorno 1 in quotidiana difesa, ove non esaltazione, del difensore nerazzurro. Forse costretto, dice qualcuno con aria contrita, ad andare al Barcellona: non sia mai, ragazzo, siamo rivali ma una fine del genere non la si augurerebbe al peggior nemico. Andato in Nazionale da infortunato, dicono: la prossima volta, amico nostro, magari conviene andarci solo quando si sta bene. Ecco D'Ambrosio, l'ex compagno, scatenato anche lui per quell'ingiusto assalto mediatico (che però non ha toccato i toni semi discriminatori dei tempi di Krasic, per il quale certo non si sprecarono gli appelli). Tocca a Chivu, all'ennesima dichiarazione sul caso, che meriterebbe un capitolo a parte: fino alla vigilia di Inter-Juve paladino dell'onestà e del dovere di ammissione degli errori a favore, si produce in un elogio del raggiungimento degli obiettivi rispetto a quello dei valori. In un calcio che non ha ancora compreso il significato dello slogan mutuato da Boniperti sul "vincere è l'unica cosa che conta", la frase che più indigna l'Italia intera, l'allenatore dell'Inter può dire serenamente che Kalulu ha messo la mano e che comunque era più importante difendere il suo gruppo piuttosto che dire la verità come promesso solo il giorno prima, senza nemmeno un filo di contraddittorio o anche un lievissimo "ma", magari pronunciato sottovoce.
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