Clamoroso: Platini denuncia Infantino! La “mossa” a meno di 3 giorni dal Mondiale

Le accuse di Le Roi al numero uno della Fifa per le vicende giudiziarie risalenti al 2015: “diffamazione e traffico di influenze”

TORINO - Non c’è brama di potere in questo fendente. Nessuna voglia di rimettersi in gioco per la prima poltrona di Zurigo. Michel Platini lo ha detto e fatto capire in ogni modo. È stanco. Delle logiche di palazzo e di questo calcio, sempre più asettico e immune agli ideali di bellezza che lui stesso si era proposto di difendere. La denuncia per «diffamazione» e «traffico di influenze» depositata ieri contro Gianni Infantino - oltre ad altri cinque funzionari svizzeri del calcio e della procura, in cui figurano il procuratore generale nel 2015, Michael Lauber, e l’allora direttore legale della Fifa, Marco Villiger - altro non è che una mera questione di dignità. Una promessa fatta a se stesso nel buio degli anni più difficili. E cioè che avrebbe combattuto fino all’ultimo perché fosse fatta giustizia. Per far sì che chi - secondo Le Roi, sentitosi tradito - avrebbe edificato il proprio impero sulle disavventure altrui, ne pagasse ora il prezzo. Nella mattinata di ieri, un portavoce di Platini ha fatto sapere che i suoi legali presenteranno a breve anche una causa civile per il risarcimento dei danni alla Fifa, sulla falsariga di quanto già fatto nel 2022 contro le autorità svizzere.

Il caso Platini-Fifa: dalle accuse del 2015 all’assoluzione

I fatti, come noto, risalgono al 2015. Platini, all’epoca numero uno dell’Uefa, è il principale candidato per la presidenza della Fifa, dopo il crollo dell’era Blatter. Al suo fianco, l’amico e braccio destro Gianni Infantino, segretario generale dell’Uefa. Tutto sembra andare per il meglio, nell’ottica di un passaggio di consegne naturale e meritocratico. Poi il fango: un’indagine svizzera solleva lo scandalo di un presunto pagamento di due milioni di franchi ricevuto da Blatter nel 2011 per consulenze svolte tra il 1999 e il 2002. Da lì, la squalifica del comitato etico delle Fifa per otto anni (divenuti poi 6) dall’attività sportiva. Un trauma che stronca sul nascere il sogno di una vita e confina Le Roi nell’ombra di un limbo giudiziario infinito.

Nel corso degli anni, Michel si è trovato costretto a difendere la propria onorabilità. A “giustificarsi” di fronte agli amici, ai colleghi e alla sua stessa famiglia. A convincerli che quanto accaduto non fosse altro che il prodotto di una cospirazione volta a sbarragli la strada e infangare il suo nome. E alla fine, le sentenze, arrivate con la proverbiale lentezza della giustizia, gli hanno dato ragione. Assolto dal Tribunale penale federale di Bellinzona, scagionato dalle accuse che avevano intossicato la sua esistenza e distrutto la sua ascesa.

Denuncia contro Infantino: cosa può accadere adesso

Nessuno, però, potrà restituirgli il tempo, o curare in via definitiva quel dolore che si porta dentro da anni. Semmai, con questa denuncia, Michel spera di alleviarne i sintomi. E non si può credere che ci sia della casualità in merito alle tempistiche con cui ha scelto di annunciare questa nuova tornata di denunce, e cioè a meno di tre giorni dall’inizio del Mondiale (la Fifa è già stata contattata per esprimersi sulla questione)… A cosa può portare tutto ciò? Difficile dirlo con certezza. Le accuse sollevate da Platini - diffamazione e traffico di influenze - rappresentano due reati penali di grave entità. Non resterà che attendere, ancora una volta, la lentezza della burocrazia. Intanto, però, Michel una piccola rivincita se l’è già presa…

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