Il legame con il Livorno
Protti a Livorno ha trovato la sua dimensione più autentica. Quando arrivò in Toscana, alla fine degli anni Novanta, la squadra amaranto navigava lontano dai palcoscenici più prestigiosi. Nel giro di pochi anni, trascinata dai suoi gol e dalla sua leadership, riuscì a risalire le categorie fino a riconquistare la Serie A. Una scalata che trasformò il centravanti romagnolo nel simbolo di un'intera comunità. Ridurre il suo legame con Livorno a una semplice esperienza sportiva sarebbe però poco giusto. Protti è stato il capitano di una squadra, ma soprattutto il punto di riferimento di una città che si è riconosciuta nei suoi valori: umiltà, attaccamento alla maglia, spirito di sacrificio e sincerità. Per molti tifosi rappresentava l'idea stessa del calcio vissuto con passione e autenticità, lontano dagli eccessi e dalle logiche del protagonismo.
Il ritiro del numero 10 da parte del club è stato il riconoscimento più evidente di un rapporto speciale, costruito nel tempo e consolidato anche dopo l'addio al calcio giocato. Terminata la carriera, Protti non ha mai interrotto il legame con l'ambiente amaranto. Ha continuato a seguire la squadra, a partecipare alla vita del club e a mantenere un contatto diretto con i tifosi, diventando una figura autorevole e rispettata ben oltre il ruolo di ex calciatore. Negli ultimi mesi, di fronte alla malattia, ha mostrato le stesse qualità che avevano contraddistinto il suo percorso sportivo. Ha scelto di raccontare pubblicamente la propria battaglia contro il tumore al colon, condividendo paure, speranze e momenti difficili senza mai rinunciare alla dignità. Un atteggiamento che ha suscitato una profonda ondata di affetto in tutto il mondo del calcio. Fino all'ultimo, Protti è rimasto fedele a se stesso: riservato ma vicino alle persone, combattivo ma mai sopra le righe. Con la sua scomparsa se ne va un grande attaccante, ma soprattutto un uomo che ha saputo trasformare il calcio in uno strumento di appartenenza, di esempio e di umanità. È questo il lascito che resterà nel cuore di chi lo ha visto giocare e di chi, anche negli ultimi mesi, ha imparato ad apprezzarne il coraggio fuori dal campo.