Diecimila in lacrime per Re Protti: l’abbraccio che gli ha dedicato la “sua” Livorno

Sul prato anche il sindaco Salvetti. Il post commosso di Chiellini

LIVORNO - C’erano gli anziani che hanno visto nascere il mito di Igor Protti ed i bambini che ne conoscono le gesta attraverso i racconti dei genitori. C’erano vecchie maglie amaranto consumate dal tempo, sciarpe custodite come reliquie, lacrime, applausi e lunghi silenzi. C’erano gli ultras e uno striscione sotto tutta la curva Nord: “Ciao Igor, oggi salutiamo l’uomo prima ancora del calciatore, solo chi ti ha visto ci può capire”. Ma soprattutto c’era Livorno. Una città intera, almeno diecimila persone. Lo stadio Picchi si è trasformato nel luogo del ricordo e del rispetto per Re Igor, il Capo degli Ultrà, lo Zar. Una commemorazione che ha assunto i contorni di un abbraccio collettivo, capace di unire generazioni diverse nel nome di un uomo che per Livorno, ma anche per Bari, Messina, Rimini e altre piazze importanti tra cui Lazio e Napoli, è stato molto più di un calciatore. Già un’ora prima della cerimonia i dintorni dello stadio erano animati da gruppi di tifosi uniti dalla commozione. C’era chi rievocava una rete sotto la Nord e chi raccontava le imprese di quel numero 10 tanto pacato fuori dal campo quanto grintoso sul terreno di gioco. Nel 1999, ancora nel pieno delle energie, decise di scendere in Serie C per mantenere una promessa fatta negli anni Ottanta: tornare a Livorno, la squadra nella quale diceva di essere diventato un calciatore, per riportarla in Serie B. Finì per trascinarla fino alla Serie A.

L'ultimo saluto allo Zar

Quando il Picchi si è riempito, il colpo d’occhio era impressionante. Migliaia di persone erano guidate da un sentimento comune. Perché il Dieci per Sempre è stato il simbolo di un modo autentico di vivere il calcio. Un uomo che ha conquistato il cuore dei tifosi grazie alla sua semplicità, al carattere e al rapporto diretto con la gente. Molti hanno faticato a trattenere l’emozione. Ognuno sembrava custodire un ricordo personale. Uno dei capi storici della tifoseria amaranto, Lenny Bottai, ha ricordato che «oggi si è voluto ricordare l’uomo». Sul prato c’era anche il sindaco Luca Salvetti, che Protti aveva conosciuto negli anni in cui lavorava come giornalista sportivo. Tra i presenti numerosi ex compagni di squadra ed ex calciatori: Alessandro e Cristiano Lucarelli, David Balleri, Marco Amelia, Fabio Galante, Alessandro Diamanti, Giampiero Piovani, Corrado Colombo ed Enio Bonaldi. Alla camera ardente di Cecina si è recato Massimiliano Allegri, mentre Giorgio Chiellini ha affidato ai social un commosso messaggio. Entrambi, in epoche diverse, hanno condiviso con Protti la maglia del Livorno. Particolarmente toccante la presenza della famiglia. Un’immagine che ha riportato alla mente uno dei momenti più emozionanti delle ultime settimane: quando, nonostante le condizioni di salute ormai gravissime, Igor ha accompagnato la figlia Noemi all’altare. Con lei e il fratello Nicholas Flavio erano presenti l’anziana madre Marisa, la compagna Daniela e l’ex moglie Patrizia.

 

 

Il cuore di Livorno

Presenti tutti i gruppi ultras della Nord. Striscioni, cori ed applausi hanno accompagnato l’intera commemorazione. In alcuni momenti il rumore dello stadio ha ricordato quello delle grandi occasioni, riportando alla memoria le imprese che hanno segnato la storia recente del Livorno. Ma il significato della serata è andato oltre il calcio. Quello che si è celebrato all’Ardenza è stato il legame profondo tra una città e uno dei suoi simboli più autentici. Un rapporto costruito nel tempo attraverso appartenenza e condivisione di valori. Quando la gente ha lasciato lo stadio, nessuno aveva voglia di andarsene. Perché, come hanno dimostrato i circa diecimila presenti, Igor Protti continua a vivere nel cuore di Livorno: non soltanto nei ricordi delle sue imprese, ma in quel patrimonio di passione, orgoglio ed identità che ancora oggi rappresenta l’anima del popolo amaranto.   

 

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