Non hanno vinto i buoni. Non ci sono buoni in questa storia, perché è una storia di soldi e potere, quindi - semmai - solo avidi. E non è stato salvato il calcio. Il calcio si salva da solo ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada. Quello che è accaduto nelle ultime due settimane è una guerra politica, combattuta con slogan forti e contenuti fumosi, nella quale non si è mai entrati nel merito, lasciando l’impressione che pochi avessero, in realtà, letto e capito di cosa si stava parlando. Ecco, forse è meglio iniziare proprio da qui. Dal progetto di Gianni Infantino, presentato come una “diabolica vendita dei Mondiali” e che non era esattamente così. Intendiamoci, era (ed è) un piano con una connotazione fortemente economica, con il profitto come stella polare, ma si tratta anche di una tipologia di operazione analoga ad altre messe in atto da leghe nazionali o da altri sport. Né diavolo, né acqua santa: solo una questione di soldi.
In pratica, Infantino avrebbe diviso in due la Fifa. Una “Fifa 1” che rimaneva saldamente al comando del calcio mondiale, tenendo a sé tutte le decisioni tecniche, la politica sportiva, la giustizia sportiva, il regolamento, insomma che continuava ad avere pieno controllo del gioco. E poi una “Fifa 2” che avrebbe gestito tutta la parte commerciale, ovvero si sarebbe occupata di vendere il prodotto che Fifa 1 avrebbe creato. Fifa 2 sarebbe stata di proprietà di Fifa 1 e avrebbe gestito le licenze per le competizioni (la più importante è ovviamente il Mondiale) appaltandole a società che avrebbero dovuto garantire oltre cinque miliardi ogni quattro anni. Uno se lo sarebbe tenuto la Fifa, poco più di quattro sarebbero stati suddivisi equamente tra le federazioni, ovvero circa 20 milioni a testa. La quota alle Federazioni, dunque, triplicava (oggi i milioni ogni quattro anni sono otto), perché quelle società garantivano quei ricavi, sicure di poter vendere meglio il prodotto. Se non avessero generato quei soldi, le società erano comunque obbligate a pagare la Fifa e la licenza era revocabile in caso di inadempimenti.
