Ecco il piano Fifa che ha fatto tremare l'Europa. Era davvero diabolico?
I rischi e le opportunità
Ciò che ha fatto molto rumore è stata, poi, l’ipotesi, avanzata da Infantino, di cedere a fondi e banche il 20% di Fifa 2 (valutata 20 miliardi), mantenendo il controllo totale, ma incassando subito altri 4 miliardi da ridistribuire alle federazioni. Il meccanismo di vendita, peraltro, non prevedeva la vendita in blocco, ma ogni federazione poteva decidere autonomamente di vendere la sua quota di quel 20% e, quindi, incassare il corrispettivo. Questo era “vendere il calcio”? Non esattamente.
Dei rischi c’erano: se costruisci una società per fare ricavi e dai la licenza a chi deve produrre almeno 5 miliardi per non andare in perdita, ti esponi al rischio che quei manager ti possano fare pressioni enormi per rendere il prodotto più appetibile sotto il profilo commerciale. In che modo? Per esempio istituzionalizzando gli odiosi hydration break che consentono più spot. Oppure aumentando il numero delle partite. O, chi lo sa, pretendendo spettacoli nell’intervallo come quello della finale di luglio. Qualsiasi cosa gli venga in mente per aumentare i ricavi finirebbe sul tavolo di Fifa 1, che avrebbe il potere di dire di no, ma ne avrebbe la forza? Detto ciò, lo sport sta andando dritto come un treno in quella direzione e non è certo la bocciatura di questo piano che può salvarci dai cambiamenti, geniali o cretini che siano. Più che altro è suonato malissimo che, tra gli investitori, ci fossero persone legate alla famiglia Trump.
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