Ecco il piano Fifa che ha fatto tremare l'Europa. Era davvero diabolico?

Creare una società a parte per gestire l’aspetto commerciale dei Mondiali, al di là delle conseguenze tecniche, sarebbe convenuto più alle federazioni “povere” che a quelle “ricche”

Guido VaciagoGuido Vaciago

Pubblicato il 02.08.2026, 10:00

7 min

Quel rapporto con Trump sfuggito di mano

Il rapporto con Trump, necessario per organizzare un Mondiale negli Usa, è sfuggito di mano a Infantino, assumendo connotati imbarazzanti e contribuendo a rendere antipatica l’immagine del presidente della Fifa e sospetta ogni sua mossa. Ma chi ci avrebbe guadagnato veramente? Beh, 20 milioni in più non cambiano il bilancio delle grandi Federcalcio europee (forse neanche quello un po’ bucherellato della Figc), mentre possono cambiare la vita a quelle africane o ad alcune asiatiche. E questo Infantino lo sa benissimo e si sposa benissimo con il suo piano di globalizzazione del calcio.

Un piano che ha due facce: quella buona è l’aspetto di democratizzazione del movimento, includendo in modo concreto (20 milioni…) le federazioni dei Paesi più poveri; quella più furba è che, in questo mondo, si garantisce i voti necessari alla rielezione. Ma spostando il fuoco da Infantino al mondo, la domanda da farsi è a chi appartiene il calcio? Alla vecchia Europa che è ancora sul campo la vera potenza o a tutti, visto che negli ultimi vent’anni si è realmente globalizzato? Ovvio che il nostro punto di vista è condizionato dall’essere europei, ma una visione più generale spinge, quantomeno, a una riflessione.

Guarda la gallery