Caos Fifa: Ceferin vuole la testa di Infantino. I nomi per le elezioni del 2027

Il caos continua dopo il fallimento del progetto dell'attuale presidente, politicamente isolato ma ancora solido per numero di voti

Nel giro di appena una settimana, Gianni Infantino è passato dall'avere in mano il progetto più ambizioso della sua presidenza al dover fare una clamorosa retromarcia. Tutto è iniziato mercoledì scorso, quando la Fifa ha annunciato l'intenzione di cedere una parte di Fifa Forward Enterprise, la filiale destinata a gestire le attività commerciali e l'organizzazione degli eventi, compreso il Mondiale. Il piano prevedeva, da una parte, la cessione del 20% della nuova società, valutata da JP Morgan circa 20 miliardi di dollari, e, dall'altra, l'offerta alle 211 federazioni affiliate di 20 milioni di dollari ciascuna in cambio del via libera al progetto. Un'operazione che, nelle intenzioni di Infantino, avrebbe garantito nuove risorse al calcio mondiale ma che, invece, è stata immediatamente interpretata come un tentativo di privatizzare, almeno in parte, il torneo più importante del pianeta. La risposta è arrivata appena ventiquattro ore dopo ed è stata durissima. La Uefa ha annunciato che, qualora il progetto fosse andato avanti, le nazionali europee avrebbero boicottato tutte le competizioni organizzate dalla Fifa. Una presa di posizione senza precedenti, alla quale si sono aggiunte rapidamente la Concacaf e, soprattutto, la Confederazione asiatica.

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Infantino senza la maggioranza

È stato proprio il no della Afc a cambiare definitivamente gli equilibri. Con Uefa, Concacaf e Asia schierate sul fronte opposto, Infantino si è ritrovato senza la maggioranza necessaria per sostenere il progetto. Le tre confederazioni rappresentano, infatti, 137 federazioni, una forza politica impossibile da ignorare. Di fronte a una rivolta oramai globale, venerdì è arrivata la resa. In un comunicato ufficiale, la Fifa ha annunciato il ritiro della proposta: «Dopo aver ascoltato attentamente tutte le opinioni, è apparso evidente che il progetto ha creato divisioni mentre il nostro intento è sempre stato, e sempre sarà, quello di unire e migliorare il calcio. Di conseguenza questa proposta non andrà avanti».

La marcia indietro, però, non è bastata a spegnere le polemiche. Ieri è, infatti, arrivato un nuovo, potentissimo affondo della Uefa, che ha accolto con favore il ritiro del progetto, ma ha alzato ulteriormente il livello dello scontro: «La proposta è stata respinta all'unanimità dalle federazioni nazionali Uefa e da molte altre federazioni e confederazioni di tutto il mondo», ricorda il comunicato, che ringrazia tifosi, club, leghe, giocatori e perfino capi di Stato per essersi opposti al piano, sottolineando come «il calcio non sia in vendita».

Il passaggio più duro

Il passaggio più duro arriva subito dopo: «Non possiamo continuare con piani segreti, portati avanti in tutta fretta, ideati da individui anonimi e di dubbio beneficio per il nostro sport. Dobbiamo identificare i responsabili e chiedere loro conto delle proprie azioni». In soldoni: Ceferin vuole la testa di Infantino. La Uefa, non a caso, ha inoltre ricordato le promesse fatte dal presidente della Fifa nel 2016, quando chiese i voti delle federazioni garantendo trasparenza e sostenendo che «il denaro della Fifa appartiene alle federazioni». Promesse che, secondo il massimo organismo europeo, sarebbero state completamente tradite: «Con oltre cinque miliardi di dollari di riserve, la Fifa non ha utilizzato il denaro delle associazioni per il bene del calcio». Ed è proprio il fatto di aver perso - definitivamente? - la fiducia dei suoi «grandi elettori» il vero problema di Infantino. Fino a pochi giorni fa la sua rielezione, prevista per marzo 2027, sembrava una formalità. Oggi, invece, il quadro è completamente cambiato considerato che 143 federazioni (quasi il 70 per cento) si sono schierate contro il progetto.

Le dichiarazioni di Lamour

A rendere ancora più delicata la sua posizione sono arrivate anche le dichiarazioni del direttore operativo della Fifa, Kevin Lamour, che ha preso pubblicamente le distanze dall’iniziativa parlando di «progetto di una sola persona» e sostenendo che lo stesso staff della federazione sia stato «ingannato». Parole pesantissime, alle quali si aggiungono le prime indiscrezioni sui possibili successori di un capo che, per la prima volta dal suo insediamento, si riscopre politicamente isolato (anche se nel conteggio dei voti delle singole federazioni, visto che le confederazioni non votano, la Bbc continua a ritenere solida la posizione di Infantino).

Tuttavia, il toto-presidente è già iniziato e si è subito sfilato un nome, quello di Nasser Al-Khelaifi. Almeno così si può dedurre dal comunicato della Federazione del Qatar, che - una delle poche a uscire allo scoperto - ha espresso solidarietà e fiducia a Infantino. Ma rimane in corsa lo stesso Ceferin (che più volta ha, però, detto di non essere interessato a quella posizione) e Arsene Wenger, dal 2019 Capo dello sviluppo globale del calcio all’interno della Fifa. Sarebbe, insomma, una candidatura in teorica continuità con Infantino, di cui Wenger è stato finora alleato.

Stimolante l’ipotesi che a sfidare Infantino sia, invece, una donna, ovvero Lise Klaveness, presidentessa della Federcalcio norvegese, nazione emergente nel calcio. Altri nomi sono quello del polacco Dariusz Mioduski, proprietario del Legia Varsavia e vicepresidente dell’associazione internazionale dei club, e Victor Montagliani, presidente della Concacaf. Le candidatura si possono presentare fino al 16 novembre e le elezioni sono fissate nell’aprile del 2027.

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