Il St. Pauli è tornato a sognare la Bundesliga

È una tra le realtà di maggior culto del calcio tedesco, però il grande palcoscenico manca dal 2011: nel 2023 ha perso due partite, è primo in classifica e offre il miglior gioco non solo della Zweite
Il St. Pauli è tornato a sognare la Bundesliga© Getty Images

14 maggio 2011. È la data dell’ultima partita giocata dal St. Pauli in Bundesliga, sul campo del Mainz. Una sconfitta per 2-1, la ventunesima di una stagione che la squadra del quartiere di Amburgo ha rimediato, il dodicesimo match di una striscia negativa che ha portato il club dalla mezza classifica ai bassifondi fino all’ultimo posto valso un biglietto finora di sola andata per la Zweite Liga. Lì è rimasto per tredici stagioni, con un paio di quarti posti, qualche piazzamento nella parte sinistra della classifica, tante ambizioni spesso invecchiate male, alla ricerca di una quadra che permettesse a una delle realtà maggiormente di culto del calcio tedesco - espressione di un quartiere particolarmente libertino, con una forte identità politica e sociale, in prima linea per i diritti dei migranti e della comunità Lgbt - di tornare dove meriterebbe, in massima serie.

Da Schultz a Hürzeler

Mai come quest’anno la possibilità è concreta. La stagione scorsa sembrava essere quella buona, con l’unico ostacolo gigante sulla carta rappresentato dai più titolati, ricchi e nobili dell’Hsv - inevitabilmente mal tollerati dalle parti del Millerntor. Invece la falsa partenza sotto la gestione di Timo Schultz ha aperto un divario che non si è chiuso. Nonostante, nella pausa per il Mondiale, la dirigenza abbia deciso di provare un cambio di guida tecnica che aveva lasciato sbalorditi per tempi e modalità. A inizio dicembre, col campionato fermo da tre settimane per dar spazio alla Coppa del mondo, la squadra è stata affidata a Fabian Hürzeler, allora ventinovenne.

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St.Pauli, chi è Hürzeler

Con il seguente curriculum: vice di Schultz per due anni e mezzo, un paio d’anni in Federazione e quattro da allenatore-giocatore dell’FC Pipinsried, tra la quarta e la quinta serie bavarese. Praticamente un ex dilettante che si affacciava al mondo delle panchine, ma con un signor curriculum da giocatore: cresciuto nel settore giovanile del Bayern Monaco, con varie convocazioni nelle nazionali under tedesche, dove ha condiviso il campo con i coetanei Rüdiger, Füllkrug, Kolasinac. Ha respirato l’aria vincente di Säbener Strasse fino a vent’anni senza mai accarezzare la prima squadra, poi è passato all’Hoffenheim, sempre nella seconda squadra, giocando tra gli altri con Süle, Toljan e anche Vincenzo Grifo, per poi trascorrere un paio d’anni al 1860 insieme a colui che ora è il bomber e uomo simbolo dei suoi acerrimi rivali, Robert Glatzel. A 23 anni, poi, il sopracitato Pipinsried, abituandosi ben presto ad un nuovo lavoro del quale a soli trent’anni sembra abbia sempre conosciuto tutti i segreti.

St.Pauli, sogno Bundesliga

Al St. Pauli lo hanno capito subito: nel giro di tre settimane il suo ruolo è passato da “interim coach” ad allenatore sotto contratto, con cui costruire il futuro, sì, ma anche il presente. Nel 2023 i Kiezkicker viaggiano con il seguente score: 22 vinte, 8 pareggi e appena 2 sconfitte, con una media di 2,31 punti a partita. Per trovare l’ultimo ko bisogna tornare ad aprile, nel derby in casa proprio dell’Amburgo, che ora insegue a tre punti di distanza la capolista. Che veste di marrone, è ancora imbattuta in stagione e gioca il miglior calcio che si possa trovare sicuramente in Zweite e - Leverkusen permettendo - forse in tutta la Germania. Con risorse scarse, avendo perso pezzi fondamentali in estate, ma avendone trovati altri iper funzionali al 3-4-3 di Hürzeler (che è nato a Houston per que.stioni di lavoro dei genitori, ma si è formato in Germania). Costruzione bassa, palla a terra, triangolazioni e ricerca della verticalità: così il St. Pauli è tornato a brillare e a sognare.

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14 maggio 2011. È la data dell’ultima partita giocata dal St. Pauli in Bundesliga, sul campo del Mainz. Una sconfitta per 2-1, la ventunesima di una stagione che la squadra del quartiere di Amburgo ha rimediato, il dodicesimo match di una striscia negativa che ha portato il club dalla mezza classifica ai bassifondi fino all’ultimo posto valso un biglietto finora di sola andata per la Zweite Liga. Lì è rimasto per tredici stagioni, con un paio di quarti posti, qualche piazzamento nella parte sinistra della classifica, tante ambizioni spesso invecchiate male, alla ricerca di una quadra che permettesse a una delle realtà maggiormente di culto del calcio tedesco - espressione di un quartiere particolarmente libertino, con una forte identità politica e sociale, in prima linea per i diritti dei migranti e della comunità Lgbt - di tornare dove meriterebbe, in massima serie.

Da Schultz a Hürzeler

Mai come quest’anno la possibilità è concreta. La stagione scorsa sembrava essere quella buona, con l’unico ostacolo gigante sulla carta rappresentato dai più titolati, ricchi e nobili dell’Hsv - inevitabilmente mal tollerati dalle parti del Millerntor. Invece la falsa partenza sotto la gestione di Timo Schultz ha aperto un divario che non si è chiuso. Nonostante, nella pausa per il Mondiale, la dirigenza abbia deciso di provare un cambio di guida tecnica che aveva lasciato sbalorditi per tempi e modalità. A inizio dicembre, col campionato fermo da tre settimane per dar spazio alla Coppa del mondo, la squadra è stata affidata a Fabian Hürzeler, allora ventinovenne.

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