© EPAAl Benfica Campus ogni anno arrivano decine di ragazzi con un pallone sotto braccio e un sogno ancora informe. Lì imparano presto che il talento, di per sé, non basta: va educato, protetto, coltivato. A introdurci in questo processo volto a trasformare il potenziale in identità, è stato Guilherme Muller, direttore del Campus. Con lui abbiamo esplorato da vicino le dinamiche di una fabbrica silenziosa di calciatori, dove la crescita è un processo quotidiano e nulla è lasciato al caso.
Guilherme Muller, come sta? "Alla grande. È il mio secondo anno al Benfica. La scorsa stagione è stata speciale, non solo per il fatto che siamo riusciti a promuovere in prima squadra diversi giovani del vivaio, ma anche per i risultati che abbiamo registrato in ogni categoria".
Il Benfica e l'importanza dei giovani
Come convogliate la crescita dei giocatori al conseguimento dei traguardi sportivi? "Il nostro obiettivo è uno soltanto: promuovere di anno in anno quanti più giovani possibile in prima squadra. C’è bisogno che tutti al Benfica lo abbiano ben chiaro in mente. Sì, i nostri tifosi sono ambiziosi, ma questo non significa che si debba inseguire il risultato a tutti i costi. La crescita dei giocatori andrà sempre al primo posto, al costo di sacrificare punti in classifica o trofei".
In Italia succede da anni l’esatto opposto... "Ed è proprio per questo che insisto ogni giorno con i vari staff ricordandogli qual è la nostra missione. Soprattutto con i mister: vorrei potergli dire di dimenticarsi totalmente del risultato, ma ovviamente non posso. Il lunedì, quando li incontro, non gli chiedo mai della prestazione in sé. Voglio sapere come stanno i ragazzi, se stanno migliorando a livello individuale".
