Decisamente, ci sta prendendo gusto. Due anni fa, a Dublino, la storica Europa League con la sua Atalanta, che l’aveva visto mettere piede per la prima volta a Zingonia quando Matteo Ruggeri aveva 9 anni. Oggi ne conta ventitré. Cinque giorni or sono, al Metropolitano, a dieci anni di distanza dalla precedente impresa, il suo Atletico si è di nuovo qualificato alla semifinale di Champions League, eliminando il Barcellona dopo averlo eliminato anche dalla Coppa del Re. Che ieri sera, a Siviglia, nella romanzesca finale decisa dal pararigori Marrero, i Colchoneros non sono riusciti a strappare alla Real Sociedad di Pellegrino Matarazzo. Epperò, all’orizzonte si staglia già la prima semifinale Champions con l’Arsenal. Nessun dubbio: nel calendario personale del terzino bergamasco, nato a San Giovanni Bianco, Valle Brembana, come l’indimenticabile Davide Astori, questo è proprio l’anno della Tigre.
La “Tigre” Ruggeri e lo spirito del Cholismo
Così l’hanno soprannominato i tifosi cholisti, impazziti al Metropolitano vedendolo costringere Yamal a cambiare fascia, braccando implacabilmente il Golden Boy di Tuttosport 2024, solista assoluto dell’uno contro uno. A questo proposito, prima di scendere in campo, Lamine aveva fatto lo spaccone: «Voglio vedere se Simeone mi farà il favore di farmi marcare uomo su uomo» . Lamine l’ha visto a tal punto da andare dall’altra parte del campo.
La verità è che Ruggeri incarna lo spirito e la mentalità del Cholismo, il “partido a partido”, concentrarsi partita dopo partita, giocare gara dopo gara per arrivare il più lontano possibile. La cultura del lavoro di Matteo si sposa perfettamente con la filosofia colchonera, tutta passione e resilienza, le ragioni stesse d’esistere per il club madrileno, fondato nel 1903 come Athletic Club de Madrid da studenti baschi a Madrid. Era il dicembre 2011, quando Simeone prese in mano la squadra, lui che nel 1996 ne era stato il trascinatore sino alla vittoria della Liga. Da sfavorito, ovviamente, perché l’orgoglio colchonero è smisurato, come la rivalità con l’aristocratico Real.
Numeri, crescita e tradizione: Ruggeri nel segno dei grandi
Si capisce una volta di più perché Simeone abbia fortemente voluto Ruggeri al Metropolitano, fidando nell’alleanza stretta sul mercato con l’Atalanta dei Percassi. Sull’asse Bergamo-Madrid, nell’arco di cinque mesi si sono spostati in tre: Raspadori è diventato nerazzurro, Ruggeri e Lookman biancorossi. La crescita di Matteo è stata esponenziale: 35 presenze, 13 delle quali in Champions League e 7 assist; una spinta costante, una carica agonistica inesausta sino allo stoicismo con il quale sopporta le conseguenze dello scontro fortuito con Gavi e i sei punti di sutura applicatigli in fronte, la benda rossa grazie alla quale nei commenti entusiasti della stampa madrilena è diventato il Gladiatore.
Il lessico di Matteo è impastato di sudore e fatica, lavoro e umiltà. Requisiti particolarmente apprezzati in un club che, quanto a valorizzazione dei giovani, fa scuola, in perfetta sintonia con la filosofia atalantina. Cinquantatré sono stati i giocatori cresciuti nell’Academia e lanciati in orbita da Simeone che, nella stagione in corso, ha fatto debuttare anche i tre capitani della seconda squadra Colchonera: Bonar, Julio Diaz, Dani Martinez. La storia dell’Atletico è contraddistinta dalla sistematica ricerca di talenti, rivelatasi particolarmente fruttuosa. Come non citare Fernando Torres, attuale allenatore dell’Atleti B; De Gea; Lucas e Theo Hernandez; Tomas; il Pallone d’Oro Rodri; Morata, Saul, Koke. In un contesto del genere, la Tigre Bergamasca si è trovata a proprio agio, seguendo anche i consigli dell’amatissima nonna: «Il tuo spirito, il tuo carattere e i tuoi consigli mi hanno insegnato tanto», le ha scritto su Instagram. «Un abuelo es alguien con plata en el pelo y oro en el corazón», un nonno è qualcuno con l’argento nei capelli e l’oro nel cuore, avvertono in Spagna, Paese che adora i nonni, considerati pilastri dei nietos, i nipoti. Matteo conferma.
