Barcellona nella bufera, scandalo Malcom: milioni di euro truffati al fisco

La Polizia catalana indaga sul trasferimento del brasiliano e non solo: "Regolarizzazione fiscale preventiva"
Barcellona nella bufera, scandalo Malcom: milioni di euro truffati al fisco
© Getty Images

Una nuova inchiesta scuote gli equilibri del Barcellona. La polizia catalana, i Mossos d'Esquadra, ha presentato al Tribunale di Istruzione n. 16 della città catalana un rapporto che mette in discussione alcune operazioni finanziarie condotte durante la gestione dell'ex presidente Bartomeu. Tra queste, spicca il trasferimento del brasiliano Malcom, arrivato dal Bordeaux nel 2018, in un’operazione da 41 milioni di euro. Secondo le indagini, parte di quella cifra - in particolare 10 milioni di euro - sarebbe stata destinata a una società di intermediazione, la Bussines Futbol España (BFE), per prestazioni che gli investigatori considerano dubbie o addirittura inesistenti. L’inchiesta si allarga anche ad altri episodi, facendo emergere uno scenario potenzialmente molto più vasto di quanto inizialmente ipotizzato.

Il contratto di Malcom e i pagamenti 'corretti'

Tra i punti più critici segnalati nel rapporto della polizia, c’è una modifica sostanziale del contratto firmato da Malcom subito dopo il suo arrivo. In origine, il club si era impegnato a versare 10 milioni di euro in tre anni direttamente al giocatore. Tuttavia, poco tempo dopo, quella cifra fu ristrutturata: 1,5 milioni sarebbero andati al calciatore, mentre 8,4 milioni sarebbero stati dirottati a BFE come compenso per la mediazione. I Mossos spiegano che “questa modifica è stata apportata per modificare il pagamento concordato il 24 luglio 2018 dal giocatore con gli intermediari che hanno partecipato alle trattative e che ammontava a 10 milioni di euro netti”. Oltre alla questione contrattuale, è emerso che la prima versione dell'accordo implicava una tassazione IRPEF intorno al 50%, mentre il cambiamento successivo ha ridotto il peso fiscale. L’attuale dirigenza del club ha successivamente provveduto a una “regolarizzazione fiscale preventiva” per evitare conseguenze da parte del fisco spagnolo.

Fatture sospette, giovanili coinvolte e trasferimenti fantasiosi

Le irregolarità, però, non finiscono con l'affare Malcom. Secondo il rapporto, come sottolineato anche da El Periodico, il Barça avrebbe siglato nel 2020 un secondo contratto con BFE, apparentemente destinato alla gestione di trasferimenti legati al settore giovanile, ma retrodatato al 2019. Analizzando la documentazione, i Mossos hanno rilevato che 9 delle 12 fatture emesse nell’ambito di quell’accordo non corrispondono ad alcuna attività concreta: “Non corrisponderebbero a vere e proprie intermediazioni né obbedirebbero ai servizi effettivamente forniti, ma potrebbero essere una falsa fatturazione per un valore di 605.000 euro”. Questo sistema, secondo gli investigatori, sarebbe servito a completare il pagamento delle commissioni legate alla trattativa per Malcom. Tra le operazioni sospette, figurano anche trasferimenti mai avvenuti – come nel caso del giocatore Ndockyt, che apparteneva al Getafe – e prestiti anticipati rispetto al previsto, come quello di Ortolà al Deportivo. Inoltre, diversi giovani calciatori, tra cui Morey, Bueno e Mújica, risultano coinvolti in accordi che non avevano alcun fondamento contrattuale, essendo già liberi da vincoli con il club.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Barcellona

Accuse di gestione illecita e danni economici al club

Secondo la procura, le operazioni finite nel mirino avrebbero causato un danno economico di almeno 4 milioni di euro alle casse del Barcellona. Tuttavia, un’analisi indipendente commissionata dall’attuale presidenza di Joan Laporta parla di una perdita complessiva che potrebbe arrivare fino a 30 milioni di euro. Le accuse rivolte all’ex presidente Bartomeu e ai suoi più stretti collaboratori – tra cui Óscar Grau, Jordi Mestre, Francisco Schröder e Jordi Moix – sono di amministrazione sleale, con la convinzione che abbiano “usurpato una capacità decisionale che corrispondeva al Consiglio di amministrazione, al quale avrebbero nascosto la realtà degli aspetti delle operazioni”. Gli investigatori sostengono inoltre che i pagamenti a BFE fossero “non necessari” e che servissero esclusivamente a mascherare parte della cifra concordata con gli intermediari per l’affare Malcom. A conferma di ciò, emerge che, nell’agosto 2022, il Barça risultava ancora debitore di oltre 245.000 euro nei confronti della società. L'inchiesta, dunque, si profila come una delle più complesse e gravi nella recente storia del club blaugrana.

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Una nuova inchiesta scuote gli equilibri del Barcellona. La polizia catalana, i Mossos d'Esquadra, ha presentato al Tribunale di Istruzione n. 16 della città catalana un rapporto che mette in discussione alcune operazioni finanziarie condotte durante la gestione dell'ex presidente Bartomeu. Tra queste, spicca il trasferimento del brasiliano Malcom, arrivato dal Bordeaux nel 2018, in un’operazione da 41 milioni di euro. Secondo le indagini, parte di quella cifra - in particolare 10 milioni di euro - sarebbe stata destinata a una società di intermediazione, la Bussines Futbol España (BFE), per prestazioni che gli investigatori considerano dubbie o addirittura inesistenti. L’inchiesta si allarga anche ad altri episodi, facendo emergere uno scenario potenzialmente molto più vasto di quanto inizialmente ipotizzato.

Il contratto di Malcom e i pagamenti 'corretti'

Tra i punti più critici segnalati nel rapporto della polizia, c’è una modifica sostanziale del contratto firmato da Malcom subito dopo il suo arrivo. In origine, il club si era impegnato a versare 10 milioni di euro in tre anni direttamente al giocatore. Tuttavia, poco tempo dopo, quella cifra fu ristrutturata: 1,5 milioni sarebbero andati al calciatore, mentre 8,4 milioni sarebbero stati dirottati a BFE come compenso per la mediazione. I Mossos spiegano che “questa modifica è stata apportata per modificare il pagamento concordato il 24 luglio 2018 dal giocatore con gli intermediari che hanno partecipato alle trattative e che ammontava a 10 milioni di euro netti”. Oltre alla questione contrattuale, è emerso che la prima versione dell'accordo implicava una tassazione IRPEF intorno al 50%, mentre il cambiamento successivo ha ridotto il peso fiscale. L’attuale dirigenza del club ha successivamente provveduto a una “regolarizzazione fiscale preventiva” per evitare conseguenze da parte del fisco spagnolo.

Fatture sospette, giovanili coinvolte e trasferimenti fantasiosi

Le irregolarità, però, non finiscono con l'affare Malcom. Secondo il rapporto, come sottolineato anche da El Periodico, il Barça avrebbe siglato nel 2020 un secondo contratto con BFE, apparentemente destinato alla gestione di trasferimenti legati al settore giovanile, ma retrodatato al 2019. Analizzando la documentazione, i Mossos hanno rilevato che 9 delle 12 fatture emesse nell’ambito di quell’accordo non corrispondono ad alcuna attività concreta: “Non corrisponderebbero a vere e proprie intermediazioni né obbedirebbero ai servizi effettivamente forniti, ma potrebbero essere una falsa fatturazione per un valore di 605.000 euro”. Questo sistema, secondo gli investigatori, sarebbe servito a completare il pagamento delle commissioni legate alla trattativa per Malcom. Tra le operazioni sospette, figurano anche trasferimenti mai avvenuti – come nel caso del giocatore Ndockyt, che apparteneva al Getafe – e prestiti anticipati rispetto al previsto, come quello di Ortolà al Deportivo. Inoltre, diversi giovani calciatori, tra cui Morey, Bueno e Mújica, risultano coinvolti in accordi che non avevano alcun fondamento contrattuale, essendo già liberi da vincoli con il club.

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