Psg, Verratti e il problema con gli arbitri francesi: "Non riesco a comunicarci"

Dal suo modo di concepire il calcio all'aneddoto con Ancelotti, l'ex Pescara si racconta
Psg, Verratti e il problema con gli arbitri francesi: "Non riesco a comunicarci"

PARIGI (FRANCIA) - Marco Verratti è ormai uno dei veterani nello spogliatoio del Psg. Il centrocampista italiano è sbarcato nella capitale francese ben dieci anni fa, quando lasciò Pescara, sua città natia, per approdare nel grande calcio. Con gli abruzzesi, sotto la guida di Zeman, lui, Insigne e Immobile sono definitivamente esplosi assurgendo a nuove stelle del pallone. Il Nazionale azzurro si è raccontato al quotidiano francese L'Equipe svelando ancuni retroscena sulla sua carriera e parlando del suo modo di concepire il gioco del calcio: "Un buon passaggio è come un buon dribbling. Non voglio mai colpire una palla solo per calciarla, non sapendo dove andrà. Se mi tiro dietro due o tre avversari, significa che libero anche uno o due compagni di squadra. Voglio fare il passaggio per innescare un’azione. Mi piace. So che a volte è pericoloso. Perdere una palla in area può esporre la mia squadra a un pericolo, ma dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Se siamo qui, è perché abbiamo talento, qualità che gli altri non hanno. Questo è sempre stato il mio modo di giocare e non lo cambierò mai. Anche se subiamo un gol dopo aver perso la palla". Poi continua: "A volte la gente pensa che io sia pazzo. Non penso mai a perderla, anche se può succedere. Ho fiducia in me stesso, gioco a calcio per divertirmi prima di tutto. E questo è il mio piacere. Gli attaccanti pensano al gol, io penso a far giocare la squadra nel modo più bello possibile. È il mio gioco. Ogni volta che scendo in campo, penso solo al bel gioco. Perché giocando bene, hai più possibilità di ottenere un buon risultato"

Verratti sulle difficoltà con gli arbitri francesi

Verratti racconta anche del rapporto difficoltoso con gli arbitri transalpini: "A volte mi auto-rimprovero. Quando perdo un pallone mi prendo le mie responsabilità. Perché quando l'arbitro sbaglia qualcosa non può dire 'ho sbagliato'? Perché in tre partite ho commesso tre falli e preso tre cartellini gialli? È incredibile. Ho una media di falli-cartellini del 100%: ogni fallo fatto ricevo un cartellino giallo. Ho rapporti più normali con gli arbitri internazionali in Champions o quando vado in Nazionale - continua -. Con loro riesco a comunicare. Con gli arbitri francesi ho spesso discussioni. A oggi è un rapporto impossibile: siamo come il nord e il sud". Verratti, poi, ammette di essere stato aiutato dal fatto di aver giocato tanto per strada con i propri amici da bambino: "Ho iniziato a giocare per strada all’età di quattro anni con gli amici e penso che si impara molto di più in queste condizioni. Sono momenti che rimangono nella nostra testa per sempre. Dopo, dipende anche da come sei. Sono per natura uno che sorride e gioco sempre a calcio con un sorriso. A quarant’anni continuerò a giocare con i miei amici".

Verratti: "Ecco cosa mi disse Ancelotti"

Il classe '92 rivela poi un aneddoto con Ancelotti: "All’inizio, mi prendeva da parte e diceva: 'Marco, per favore, quando sei sotto pressione, chiudi gli occhi e spara la palla il più lontano possibile'. Poi, più tardi, mi disse: 'Beh, Marco, fai quello che vuoi perché so che è il tuo gioco. O ti lascio in panchina o ti prendo come sei, perché non cambierai mai'". Gli infortuni hanno condizionato la sua carriera. A tal proposito rivela: “Ho iniziato con i professionisti, a Pescara, quando avevo 14 anni. Facevo lo stesso tipo di lavoro dei ragazzi di 30 anni. Non ero pronto fisicamente. Ero ancora più piccolo di adesso, ma facevo gli stessi esercizi di adesso. Il mio corpo ne ha sofferto. Nel corso delle mie prime tre stagioni al Psg avevo problemi a dormire, perché sentivo dolore ovunque. In questi tre anni ho giocato, a volte anche sotto antinfiammatori, fino a quando è arrivato il momento della prima operazione”.

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