Zaire-Emery: "Voglio Golden Boy, Francia, Europeo e la Champions"

Il classe 2006 del Psg ha già fatto impazzire i tifosi francesi mostrando una personalità fuori dal comune per la sua età
Zaire-Emery: "Voglio Golden Boy, Francia, Europeo e la Champions"© Getty Images

Luis Enrique, tecnico asturiano del Paris Saint-Germain, lo definisce un «diamante». Christophe Galtier, ex allenatore dei “tricolores”, lo fece debuttare in prima squadra addirittura il 6 agosto 2022 contro il Clermont in Ligue 1 (più giovane di sempre a esordire nel PSG a 16 anni, 4 mesi e 29 giorni oltre a diventare il primo 2006 a debuttare in campionato) cominciando di fatto a “esautorare” Verratti. Thierry Henry, ct dell’Under 21 francese, gli ha assegnato la fascia di capitano seppur abbia quattro anni in meno rispetto al limite massimo d’età consentita. Zahir Rahli, suo primo allenatore-educatore nelle “infantili” dell’Aubervilliers, “banlieue” parigina, lo paragonò addirittura a Zidane («Impossibile sostituire un “enfant prodige” come lui»).

Finché giusto una settimana fa, a Parigi contro il Milan in Champions League, tutti hanno finalmente “scoperto” quanto sia formidabile e irresistibile Warren Zaïre-Emery. Il nuovo fenomeno del calcio mondiale, 17 anni compiuti lo scorso marzo nel giorno della Festa internazionale della Donna. Un ragazzo che sta bruciando le tappe e che a brevissimo sarà convocato dal ct Deschamps nella Nazionale maggiore francese vicecampione del mondo in carica. D’altronde non potrebbe essere altrimenti per il “grand monsieur”, il dominatore del centrocampo del PSG, colui che annichilito in un sol colpo, facendoli impallidire, umiliandoli, rivali di spessore come l’olandese Reijnders, il bosniaco Krunic, l’americano Musah.

Zaire-Emery, dominatore contro il Milan

Un alieno approdato sul terreno del Parco dei Principi da chissà quale galassia. Autore di una prestazione a dir poco maiuscola (2 assist, fra l’altro) contro il “povero diavolo” rossonero tanto da meritarsi, a fine partita, la palma di “Player of the Match” attribuitagli dalla commissione tecnica dell’UEFA. Quanti altri 17enni sono stati mai eletti MVP in una sfida di Champions League? Insomma, va da sé che stiamo parlando di un fenomeno assoluto. Che Oltralpe hanno già soprannominato “Black Mamba” come il serpente africano dal morso letale (e come l’ex cestista Kobe Bryant fautore della cosiddetta “Mamba Mentality”) oppure “Robot” perché in campo sembra davvero possedere qualcosa di cibernetico nel proprio organismo... Un adolescente dal carattere e dalla volontà d’acciaio. Refrattario alle emozioni. Incredibilmente più maturo dei suoi coetanei. Sensazione pienamente confermata sin dall’inizio dell’intervista che gli abbiamo fatto ieri sera: aveva terminato i compiti dopo il pomeriggio passato a scuola e la mattina ad allenarsi col PSG, mentre mamma Gessie Zaïre, d’origine martinicana, stava preparandogli la cena e papà Franck Emery (nativo di Aubervilliers ed ex allenatore di squadre dilettantistiche) verificava che tutto fosse a posto.

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Zaire-Emery: "Milan già archiviato"

Warren, come dite voi in Francia: “chapeau”, complimenti per la prestazione contro il Milan.

«Merci beaucoup, ma è stata solo una partita. Già archiviata. Bisogna sempre guardare avanti e non voltarsi indietro».

Ok, ma un match così resta da incorniciare, soprattutto per un diciassettenne.

«I complimenti fanno piacere e inorgogliscono. Ma poi finiscono lì perché domani è un altro giorno. Domani vuol dire arrivare presto al campo e allenarsi, allenarsi, allenarsi. Il lavoro è fondamentale: quello atletico, fisico e sul pallone. Solo così si migliora».

Sei stato un incubo per i giocatori del Milan, a cominciare dai malcapitati centrocampisti rossoneri...

«Ho dato tutto me stesso, come in ogni partita. Ma non è perché giocassi in Champions e c’era il Milan. Io cerco sempre di dare il meglio, il massimo, in qualsiasi gara di qualsiasi competizione. Sono ambizioso, mi pongo degli obiettivi e punto a centrarli».

Girano sui “social” dei video e dei “meme” satirici: tu che da solo mandi al tappeto tre giocatori rossoneri...

«Ho visto, divertenti. Sorrido...».

Qual è l’avversario che ti ha messo maggiormente in difficoltà nella tua giovane e prorompente carriera?

«Non saprei dire. Io quando scendo in campo non li guardo, non guardo in faccio nessuno. Penso solo ad andare a caccia del pallone, a conquistarlo, a far ripartire l’azione e se possibile a fornire il maggior numero di assist ai miei compagni».

Preferibilmente Mbappé...

«È un calciatore completo, che sa far tutto e sì, certo, grande specialista nell’andare in gol. Uno dei migliori attaccanti del mondo in assoluto».

Torniamo ai centrocampisti: chi ti piace, chi apprezzi, chi stimi in particolare?

«Dei giovani Bellingham, sicuramente. E poi Modric».

E uno tosto, deciso, duro ma corretto: uno stile... Zaïre-Emery?

«Dico Kimmich».

Chi sono stati o chi sono i tuoi idoli?

«Non ne ho».

Com’è possibile? Tutti i giocatori ne hanno almeno uno...

«Io no. Sono fatto così. Lo dico sinceramente. Ho sempre preferito scendere in strada e giocare con gli amici d’infanzia a Montreuil piuttosto che guardare le partite in tv. Comunque ora le guardo, ovvio, però come amante del gioco del calcio. Senza avere idoli».

Porti il numero 33 sulla maglietta: c’è una ragione particolare?

«No, perché era disponibile e non mi dispiaceva. Qualcuno però mi ha detto che avrei dovuto scegliere il 24».

Motivo?

«Perché 24 è la somma di 6 più 8 più 10».

E dunque?

«Così: il 6 come mediano, l’8 come centrocampista centrale e il 10 come trequartista...».

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Zaire-Emery, il Golden Boy e gli obiettivi

Parlavi di obiettivi: quali sono i tuoi per il prossimo futuro?

«Innanzitutto essere convocato nella Nazionale A francese. Non mi dispiacerebbe battere il record di Camavinga, il più giovane debuttante con i “Bleus” a 17 anni, 9 mesi e 29 giorni. Io fra pochi giorni avrò 17 anni e 8 mesi...»

Il 18 novembre si giocherà Francia-Irlanda e tre giorni dopo Grecia-Francia: sembrano cadere a pennello. Tanto più che la settimana scorsa c’era il ct “Didi” Deschamps in tribuna a Parigi, venuto apposta per vederti in azione...

«Sicuro sia venuto per me?».

Beh, di francesi siete pochi nel PSG: tu e i vicecampioni del mondo Mbappé e Kolo Muani...

«Allora sarà venuto per osservare i francesi del Milan: ce ne sono abbastanza...».

Proseguiamo con i tuoi obiettivi per il 2024.

«La Champions League, l’Europeo e naturalmente il Golden Boy. Senza scordare la Ligue 1 di cui siamo detentori».

Pensi possa essere finalmente l’anno buono per la Champions League al PSG nonostante in estate siano partite tante superstar?

«In compenso sono arrivati altri bravi calciatori. Io dico che adesso siamo più solidali, più compatti, più amalgamati, più collettivo. Tutti vogliono conquistare la Champions League ma alla fine, lo sappiamo, è solo una a vincerla. L’anno scorso il Manchester City ci è riuscito per la prima volta dopo tanti tentativi? Allora vediamo di fare così pure noi...».

E il Golden Boy?

«Premio prestigioso. Il più importante a livello internazionale per noi giovani. Quando sono nato era già alla quarta edizione. Lo seguo puntualmente. Contento di essere entrato nella “top 20” e quindi nella lista dei finalisti».

Fra le “wild card” c’è anche lo spagnolo Lamine Yamal, addirittura un anno meno di te, altro talento della scuderia Gestifute...

«Il mio agente Jorge Mendes è “Monsieur Partout” come lo chiamo io: uomo ovunque, che arriva dappertutto. Sa scegliere molto bene i suoi assistiti. Quanto a Yamal, devo osservarlo di più ma è un talento e i numeri già parlano tutti a suo favore».

Cosa pensi dell’orribile agguato al pullman dell’Olympique Lione nei pressi del Vélodrome di Marsiglia?

«Credo che il calcio non c’entri in queste brutte cose. Un pretesto. I veri tifosi non possono arrivare fino a tali orrori».

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Luis Enrique, tecnico asturiano del Paris Saint-Germain, lo definisce un «diamante». Christophe Galtier, ex allenatore dei “tricolores”, lo fece debuttare in prima squadra addirittura il 6 agosto 2022 contro il Clermont in Ligue 1 (più giovane di sempre a esordire nel PSG a 16 anni, 4 mesi e 29 giorni oltre a diventare il primo 2006 a debuttare in campionato) cominciando di fatto a “esautorare” Verratti. Thierry Henry, ct dell’Under 21 francese, gli ha assegnato la fascia di capitano seppur abbia quattro anni in meno rispetto al limite massimo d’età consentita. Zahir Rahli, suo primo allenatore-educatore nelle “infantili” dell’Aubervilliers, “banlieue” parigina, lo paragonò addirittura a Zidane («Impossibile sostituire un “enfant prodige” come lui»).

Finché giusto una settimana fa, a Parigi contro il Milan in Champions League, tutti hanno finalmente “scoperto” quanto sia formidabile e irresistibile Warren Zaïre-Emery. Il nuovo fenomeno del calcio mondiale, 17 anni compiuti lo scorso marzo nel giorno della Festa internazionale della Donna. Un ragazzo che sta bruciando le tappe e che a brevissimo sarà convocato dal ct Deschamps nella Nazionale maggiore francese vicecampione del mondo in carica. D’altronde non potrebbe essere altrimenti per il “grand monsieur”, il dominatore del centrocampo del PSG, colui che annichilito in un sol colpo, facendoli impallidire, umiliandoli, rivali di spessore come l’olandese Reijnders, il bosniaco Krunic, l’americano Musah.

Zaire-Emery, dominatore contro il Milan

Un alieno approdato sul terreno del Parco dei Principi da chissà quale galassia. Autore di una prestazione a dir poco maiuscola (2 assist, fra l’altro) contro il “povero diavolo” rossonero tanto da meritarsi, a fine partita, la palma di “Player of the Match” attribuitagli dalla commissione tecnica dell’UEFA. Quanti altri 17enni sono stati mai eletti MVP in una sfida di Champions League? Insomma, va da sé che stiamo parlando di un fenomeno assoluto. Che Oltralpe hanno già soprannominato “Black Mamba” come il serpente africano dal morso letale (e come l’ex cestista Kobe Bryant fautore della cosiddetta “Mamba Mentality”) oppure “Robot” perché in campo sembra davvero possedere qualcosa di cibernetico nel proprio organismo... Un adolescente dal carattere e dalla volontà d’acciaio. Refrattario alle emozioni. Incredibilmente più maturo dei suoi coetanei. Sensazione pienamente confermata sin dall’inizio dell’intervista che gli abbiamo fatto ieri sera: aveva terminato i compiti dopo il pomeriggio passato a scuola e la mattina ad allenarsi col PSG, mentre mamma Gessie Zaïre, d’origine martinicana, stava preparandogli la cena e papà Franck Emery (nativo di Aubervilliers ed ex allenatore di squadre dilettantistiche) verificava che tutto fosse a posto.

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