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Leggi, UEFA, calciatrici: tutti al lavoro per il professionismo nel calcio femminile

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L'Italia garantisce l'introduzione di più tutele promette nuovi fondi, Gama: "Primi passi fatti, ma è solo l'inizio, urgono soluzioni"

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© Juventus FC via Getty Images
martedì 3 dicembre 2019

MILANO - Il calcio femminile sta davvero cambiando. Nuove leggi all'orizzonte, stanziamento di fondi e tavoli di discussione per le tutele fondamentali delle atlete. Qualche giorno fa era arrivata la notizia dell'emendamento alla legge di Stabilità, firmato dalla 5 Stelle Susy Matrisciano e dal Pd Tommaso Nannicini, che prevede un robusto incentivo per le società che “stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo”,con un’estensione della legge 91 sul professionismo anche nei confronti delle donne. Si tratta del versamento del 100 per cento dei contributi previdenziali e assistenziali, entro il limite massimo di 8mila euro su base annua (che corrisponde a un ingaggio lordo di 30mila). A testimoniare l'aria di cambiamento e del fermento sui temi dello sport in rosa, si è tenuto oggi a Milano il convegno "L'importante è pareggiare", a cui ha preso parte il Ministro per le Politiche giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora, la rappresentante UEFA nel consiglio della FIFA Evelina Christillin, il vicepresidente UEFA Michele Uva, il vicepresidente della FIGC, oltre alla capitana della Juventus Women e della Nazionale azzurra Sara Gama, consigliera federale da due anni, alle giocatrici di Inter e Fiorentina Chiara Marchitelli e Alice Parisi, e la direttrice Affari legali della neo costituita Coni - Sport e salute, avvocata Valeria Panzironi.

Uva: "Stiamo lavorando sul professionismo"

Sui progressi che le atlete, soprattutto in qualità di lavoratrici, chiamano a gran voce da anni, si è espresso chiaramente Michele Uva, considerando anche i rischi di un procedimento che rischia di essere velocizzato incautamente: "Sì al professionismo nello sport femminile italiano, a patto che il sistema non rimanga in piedi solo grazie ai club maschili. La capacità di leggere le opportunità per il futuro dai segnali deboli è l'unica strada per crescere. Quello del calcio femminile è un esempio del genere e rappresenta un percorso importante per una crescita sportiva ma anche sociale e umana della nostra epoca. Abbiamo impostato un percorso, ma mancano ancora tante cose, come ad esempio una tutela giuslavoristica per le atlete, ma anche gli impianti, il riempimento di questi impianti, la sostenibilità economica e un pensiero strategico. Parliamo pure di professionismo, ma il calcio femminile deve saper crescere con le proprie gambe e con la propria forza".

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Gama: "Urgono soluzioni visto il grande interesse"

Nel corso del convegno ha preso la parola anche la capitana della Juve e della Nazionale femminile Sara Gama. "Negli ultimi anni ci sono stati due cambiamenti fondamentali nel nostro Paese: il primo relativo all'acquisizione del titolo sportivo che ha permesso l'ingresso dei club nel nostro panorama, il secondo riguardo all'obbligatorietà del tesseramento a partire dalle U12. In Francia io ero dipendente del PSG, e lì il campionato femminile è semiprofessionista. Esistono i contratti federali che le società sono libere di offrire alle atlete. In Italia non è possibile e incontriamo dei limiti. Per questo la nostra voce legata ai passi delle Istuzioni e agli investimenti è la base su cui muoverci. Non esistono tutele assicurative se non per scelta dei club che le portano avanti, da poco c'è un fondo maternità. Occorre trovare soluzioni, dopo i primi passi, e il terreno, visto l'interesse di TV, sponsor e media, ora è fertile"

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