Quando, durante la conferenza della vigilia, Rossettini aveva detto che quel “Fino alla fine”, in casa Juve, è «una dichiarazione di intenti» sapeva benissimo ciò che stava dicendo. Da ex giocatore e da uomo di calcio. Certo, non gli sarà piaciuto avere ragione guardando il collega Canzi alzare al cielo la Serie A Women’s Cup, primo trofeo stagionale conquistato alla fine del match. Letteralmente alla fine. In pieno recupero grazie alla zampata di Thomas che ha deciso una sfida da cui, però, il tecnico giallorosso può portare via tante cose positive, per uno che ha preso in mano un gruppo nuovo e da poche settimane. Il primo confronto, dunque, se lo aggiudica la Juventus che (appunto) incarna perfettamente il “Fino alla fine” e fa sua una gara non certo perfetta, in cui ha sofferto a larghi sprazzi il gioco della Roma, ma in cui ha anche dimostrato di riuscire sempre a sorprendere, strappare, riaccendere la propria miccia e spegnere l’entusiasmo altrui. In particolare sui calci piazzati, un’arma che può sempre diventare letale e che lo è stata per ben due volte su tre: la prima rete pronti-via, infatti, è una costruzione perfetta di Schatzer che poi si sviluppa sull’asse Thomas-Vangsgaard, reattiva nell’area piccola. Mentre il secondo e poi terzo e definitivo vantaggio nascono da due corner, con lo splendido gol d’esterno piede di Bonansea e, appunto, il puntone della francese.
La reazione della Roma
In mezzo, però, una Roma sempre all’altezza e sempre pronta a rientrare in gara, trascinata da una magistrale Haavi che sull’1-1 fa tutto da sola con una conclusione meravigliosa dalla distanza e sul 2-2 serve l’assist perfetto a Giugliano che finalizza di testa. A questo, per le giallorosse, si aggiungono un doppio legno e almeno un paio di occasioni nel finale non sfruttate da Viens, al pari di quella regalata da Lukasova a Girelli. Entrambi i tecnici, dunque, hanno motivo di essere soddisfatti e aspetti su cui continuare a lavorare in vista dell’avvio della Serie A: Canzi si gode il terzo trofeo e la prima di Wälti, seppur in panchina, che sarà strategica per trovare più continuità nella costruzione. Rossettini ora non si può più nascondere, perché questa Roma può competere al pari di Juve e Inter.

