Juve, gioia infinita: al 92’ Roma s’inchina ancora, la prima Serie A Women's Cup è bianconera!

Due volte avanti le ragazze di Canzi e due volte riprese: decide Thomas all'ultimo respiro

Quando, durante la conferenza della vigilia, Rossettini aveva detto che quel “Fino alla fine”, in casa Juve, è «una dichiarazione di intenti» sapeva benissimo ciò che stava dicendo. Da ex giocatore e da uomo di calcio. Certo, non gli sarà piaciuto avere ragione guardando il collega Canzi alzare al cielo la Serie A Women’s Cup, primo trofeo stagionale conquistato alla fine del match. Letteralmente alla fine. In pieno recupero grazie alla zampata di Thomas che ha deciso una sfida da cui, però, il tecnico giallorosso può portare via tante cose positive, per uno che ha preso in mano un gruppo nuovo e da poche settimane. Il primo confronto, dunque, se lo aggiudica la Juventus che (appunto) incarna perfettamente il “Fino alla fine” e fa sua una gara non certo perfetta, in cui ha sofferto a larghi sprazzi il gioco della Roma, ma in cui ha anche dimostrato di riuscire sempre a sorprendere, strappare, riaccendere la propria miccia e spegnere l’entusiasmo altrui. In particolare sui calci piazzati, un’arma che può sempre diventare letale e che lo è stata per ben due volte su tre: la prima rete pronti-via, infatti, è una costruzione perfetta di Schatzer che poi si sviluppa sull’asse Thomas-Vangsgaard, reattiva nell’area piccola. Mentre il secondo e poi terzo e definitivo vantaggio nascono da due corner, con lo splendido gol d’esterno piede di Bonansea e, appunto, il puntone della francese.

La reazione della Roma

In mezzo, però, una Roma sempre all’altezza e sempre pronta a rientrare in gara, trascinata da una magistrale Haavi che sull’1-1 fa tutto da sola con una conclusione meravigliosa dalla distanza e sul 2-2 serve l’assist perfetto a Giugliano che finalizza di testa. A questo, per le giallorosse, si aggiungono un doppio legno e almeno un paio di occasioni nel finale non sfruttate da Viens, al pari di quella regalata da Lukasova a Girelli. Entrambi i tecnici, dunque, hanno motivo di essere soddisfatti e aspetti su cui continuare a lavorare in vista dell’avvio della Serie A: Canzi si gode il terzo trofeo e la prima di Wälti, seppur in panchina, che sarà strategica per trovare più continuità nella costruzione. Rossettini ora non si può più nascondere, perché questa Roma può competere al pari di Juve e Inter. 

 

 

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Canzi: "Che orgoglio. Non molliamo mai"

Il “Fino alla fine” torna anche nelle parole di Canzi. Che lo esalta, lo rivendica come marchio di fabbrica. Ma senza che questo offuschi l’analisi obiettiva della gara: «È stata una partita difficilissima, chiunque l’avesse vinta lo avrebbe meritato – le sue parole –: certo, per noi è una vittoria importante ed è motivo di orgoglio essere il primo nome sull’albo d’oro di una nuova competizione. Queste ragazze non muoiono mai, è il Dna della Juventus, e siamo fieri di questo atteggiamento. È stato un bello spettacolo, la Roma ha fatto una grande cosa a rimetterla in piedi e noi a non morire fino alla fine». Appunto. C’è comprensibilmente un velo di rammarico negli occhi di Rossettini, «ma la Juve è questa, sa soffrire, ha esperienza e riesce a trovare soluzioni quando meno te l’aspetti come già successo in semifinale con l’Inter. A parte i primi 20’, però, ho visto una prestazione di grandissima forza, compattezza e personalità, ci è mancato a volte l’ultimo passaggio di qualità o la capacità di centrare la porta. Sono molto soddisfatto perché dopo quell’inizio difficile, abbiamo trovato coraggio e per larga parte abbiamo comandato il gioco. C’è dispiacere per il percorso compiuto, forse le ragazze si meritavano la gioia di festeggiare il trofeo, ma questa prestazione ci dà sicuramente linfa per crescere ancora».

Cantore e Boattin, sfida americana

Lo aspettavano da un po’, entrambe. E adesso il grande giorno è arrivato: oggi, alle 19 italiane, le due ex bianconere Cantore e Boattin si ritroveranno. Da avversarie, nel campionato più prestigioso del mondo: la National Women’s Soccer League. La 22ª giornata prevede, infatti, la sfida tra Washington Spirit, nuova squadra di “Sofi”, e Houston Dash, che sempre in estate ha aperto le proprie porte al difensore: le due squadre occupano la 2ª e la 9ª posizione, ma come loro stesse – prime due italiane a sbarcare in Nwsl – hanno dichiarato, in questo campionato non esistono partite facili. 

 

 

 

 

 

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Quando, durante la conferenza della vigilia, Rossettini aveva detto che quel “Fino alla fine”, in casa Juve, è «una dichiarazione di intenti» sapeva benissimo ciò che stava dicendo. Da ex giocatore e da uomo di calcio. Certo, non gli sarà piaciuto avere ragione guardando il collega Canzi alzare al cielo la Serie A Women’s Cup, primo trofeo stagionale conquistato alla fine del match. Letteralmente alla fine. In pieno recupero grazie alla zampata di Thomas che ha deciso una sfida da cui, però, il tecnico giallorosso può portare via tante cose positive, per uno che ha preso in mano un gruppo nuovo e da poche settimane. Il primo confronto, dunque, se lo aggiudica la Juventus che (appunto) incarna perfettamente il “Fino alla fine” e fa sua una gara non certo perfetta, in cui ha sofferto a larghi sprazzi il gioco della Roma, ma in cui ha anche dimostrato di riuscire sempre a sorprendere, strappare, riaccendere la propria miccia e spegnere l’entusiasmo altrui. In particolare sui calci piazzati, un’arma che può sempre diventare letale e che lo è stata per ben due volte su tre: la prima rete pronti-via, infatti, è una costruzione perfetta di Schatzer che poi si sviluppa sull’asse Thomas-Vangsgaard, reattiva nell’area piccola. Mentre il secondo e poi terzo e definitivo vantaggio nascono da due corner, con lo splendido gol d’esterno piede di Bonansea e, appunto, il puntone della francese.

La reazione della Roma

In mezzo, però, una Roma sempre all’altezza e sempre pronta a rientrare in gara, trascinata da una magistrale Haavi che sull’1-1 fa tutto da sola con una conclusione meravigliosa dalla distanza e sul 2-2 serve l’assist perfetto a Giugliano che finalizza di testa. A questo, per le giallorosse, si aggiungono un doppio legno e almeno un paio di occasioni nel finale non sfruttate da Viens, al pari di quella regalata da Lukasova a Girelli. Entrambi i tecnici, dunque, hanno motivo di essere soddisfatti e aspetti su cui continuare a lavorare in vista dell’avvio della Serie A: Canzi si gode il terzo trofeo e la prima di Wälti, seppur in panchina, che sarà strategica per trovare più continuità nella costruzione. Rossettini ora non si può più nascondere, perché questa Roma può competere al pari di Juve e Inter. 

 

 

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