Women, le due stelle inglesi Agyemang e Williamson raccontano le emozioni vissute al Golden Boy

L’attaccante del Brighton di proprietà dell’Arsenal: "Dedico questo premio alla mia famiglia, ai miei allenatori e all’Inghilterra tutta"
Women, le due stelle inglesi Agyemang e Williamson raccontano le emozioni vissute al Golden Boy© EPA

Quando le fai presente che noi italiani di lei ci ricordiamo bene – autrice della rete al 96’ che in semifinale all’Europeo ha costretto le azzurre ai supplementari e poi all’eliminazione – si scusa. “Oh sorry”, con un sorriso timido e sincero. Probabilmente neanche lei si rende ancora conto della capacità che ha sempre di incidere, anche entrando dalla panchina, della forza fisica, delle qualità innate. Michelle Agyemang, attaccante di proprietà dell’Arsenal e in questa stagione in prestito al Brighton, ringrazia innanzitutto Dio per questi doni, astro nascente del calcio femminile, eletta European Golden Girl 2025, la miglior giocatrice Under 21 del continente. Quanto è stato emozionante scoprire di aver vinto il premio di European Golden Girl? «Parecchio. Mio papà mi ha chiamata durante l’ultimo raduno della Nazionale e mi ha dato la notizia. Sono rimasta sorpresa e gli ho chiesto: “Ma davvero o mi stai prendendo in giro?”, perché all’inizio non ci credevo. Sono molto grata a tutti quelli che hanno votato per me, ringrazio Dio per questa opportunità. Non me lo sarei mai immaginato…». 

La passione per il calcio

Neanche di essere tra le dieci finaliste di quest'anno? «Conosco molte delle ragazze in lista e sono grandi giocatrici, talenti incredibili da tutta Europa. Essere menzionata tra di loro era già fantastico, ma essere scelta come vincitrice è davvero straordinario. Sono davvero felice». Come sta vivendo questo periodo di crescita lontano da “casa", ovvero dall'Arsenal, che però la segue sempre passo dopo passo? «Sono all’Arsenal da quando avevo sei anni, era il 2012, e vedere il loro supporto da allora fino ad oggi che ne ho 19 è incredibile. È bello pensare a quanto il club sia sempre stato vicino a me. E al Brighton mi trovo benissimo: le ragazze sono fantastiche, mi sostengono davvero molto. L’Arsenal è spesso in contatto con me, controlla i miei progressi, guarda le mie partite e mi dà feedback: mi stanno aiutando tantissimo, sia come giocatrice sia come persona». Come è nata la sua passione per il calcio? «È nato tutto da mio fratello. Lui giocava in una squadra alla domenica, mio papà era l’allenatore e io li seguivo sempre. Avevo soltanto cinque anni e già davo una mano con i conetti per le esercitazioni. Poi un giorno ho deciso di provare a giocare… e, pochi mesi dopo, ero già all’Arsenal». 

Gli Europei e la dedica

Gli Europei l’hanno consacrata come una delle giocatrici più promettenti del movimento: si aspettava un simile traguardo e, poi, la vittoria finale? «No, affatto. Anzi: a inizio anno non mi aspettavo nemmeno di essere convocata dall’Inghilterra. Andare agli Europei è stata una benedizione, far parte di quel gruppo è stato incredibile. Poter raccontare, oggi, di aver avuto un ruolo insieme alle mie compagne è qualcosa di speciale. La partita con l’Italia in semifinale, poi, è stata intensa: arrivare in finale dopo essere state in svantaggio sia nei quarti sia in semifinale non è stato semplice, ma ce l’abbiamo fatta grazie al gruppo». Se dovesse scegliere tra il titolo Mondiale e la Champions League? «Direi il Mondiale. Giocare per il proprio Paese è una delle cose più incredibili che si possano vivere nel calcio». A chi vorrebbe dedicare questo riconoscimento? «Prima di tutto ringrazio Dio. Il talento e il privilegio di giocare a calcio non vengono da me: è un dono, e ne sono immensamente grata. E poi ai miei genitori e ai miei fratelli. Ai sacrifici di mia mamma e mio papà, che per anni mi hanno portata in giro per tutto il Paese. Ai miei allenatori, soprattutto quelli che mi hanno cresciuta all’Arsenal. E, naturalmente, al Brighton: iniziare così giovane a giocare nella Wsl non è semplice, però allenatori e compagne sono stati fantastici. E, infine, a tutta l’Inghilterra. Sono in tanti, certo, ma… tutti mi hanno sostenuta e io sono felicissima!». 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Calcio Femminile

Williamson: "Una sorpresa d'oro"

Leah Williamson è un monumento del calcio femminile inglese. Simbolo dell’Arsenal, dove è “nata”, cresciuta e a maggio ha toccato il cielo con un dito alzando al cielo la Women’s Champions League, e capitana dell’Inghilterra che in estate ha vinto l’Europeo. La stagione perfetta? Macché, lei – difensore eletta Golden Player Woman dal Board delle Leggende dell’European Golden Boy – ha già in testa i nuovi obiettivi. Leah Williamson, cosa significa aver vinto il premio di miglior giocatrice d’Europa? «È davvero bellissimo. I riconoscimenti individuali non sono mai stati la mia priorità, ma ovviamente è bello ottenerli. Penso che questo successo, in ogni caso, rifletta anche quello che la mia squadra ha conquistato nell’ultimo anno». A tal proposito, lei rappresenta la storia dell'Arsenal: è cresciuta nel club e lì ha raggiunto la vetta d'Europa. Che effetto fa? «L’Arsenal mi ha cresciuta, ho scoperto tantissimi aspetti di me restando sempre qui e il club ha sempre apprezzato il mio amore per la maglia. Sono fortunata. Mi piace questa società perché fa le cose come si deve. Sono ambiziosi, ma facendo sempre tutto in maniera corretta e per le ragioni giuste. Sono cresciuta molto qui e sarò sempre orgogliosa ripensando a questo periodo della mia carriera».

La stagione perfetta

Il suo premio di Golden Player Woman ha interrotto il dominio della Spagna: se lo aspettava? «Assolutamente no, è stata una grande e bella sorpresa!». Ha vinto la Champions League e l'Europeo da capitano: è stata la stagione perfetta? «In realtà ci sono ancora alcuni trofei che vorrei conquistare. Ma penso che sia stata un’estate perfetta, quello sì. Vincere la Champions è un’emozione che non ha paragoni a livello di club. E poi centrare gli Europei, per giunta due volte di fila. Non ci avrei mai creduto!». Quali sono i suoi prossimi obiettivi? «Sto rientrando da un infortunio. Ho appena raccontato di quanto sia incredibile vincere certi trofei e penso che siano proprio quelli il motivo per cui metti il tuo corpo in gioco. Ho sofferto un po’, ma ora penso solo a tornare in campo. Abbiamo molti obiettivi e voglio un’altra stagione di successo».

La dedica

Quali caratteristiche deve avere una giocatrice per essere, come lei, capitano di una Nazionale? «Penso che qualsiasi giocatrice di alto livello, in qualche modo, ricopra un ruolo di modello. Tutte sappiamo di far parte di qualcosa di più grande, per questo mi piace pensare che l’umiltà e il duro lavoro siano le cose che puoi controllare più di qualsiasi altra. E penso che sia proprio l’atteggiamento a portarci al vertice, non solo il talento. Il talento, semmai, ti mantiene in alto e ti permette di padroneggiare ciò che fai. Ma sono il modo in cui ci si pone e come si affrontano le situazioni che fanno la differenza». Tra i premiati c'era anche la "piccola" Agyemang: può raccontarci qualcosa di lei? «Tutti vedono questa ragazza incredibile in campo, ma lei fuori è disciplinata, lavora duramente, è un’ottima compagna. Ed è molto focalizzata sul calcio: non ha mai paura di affrontare le situazioni. È bello quando brave persone come lei vivono questi successi». A chi dedica il premio? «Alla mia squadra. Sono riconoscente alle mie compagne e al club, cerco ogni giorno di restituire quello che mi viene dato. Così come sono riconoscente al Paese che rappresento».

 

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Quando le fai presente che noi italiani di lei ci ricordiamo bene – autrice della rete al 96’ che in semifinale all’Europeo ha costretto le azzurre ai supplementari e poi all’eliminazione – si scusa. “Oh sorry”, con un sorriso timido e sincero. Probabilmente neanche lei si rende ancora conto della capacità che ha sempre di incidere, anche entrando dalla panchina, della forza fisica, delle qualità innate. Michelle Agyemang, attaccante di proprietà dell’Arsenal e in questa stagione in prestito al Brighton, ringrazia innanzitutto Dio per questi doni, astro nascente del calcio femminile, eletta European Golden Girl 2025, la miglior giocatrice Under 21 del continente. Quanto è stato emozionante scoprire di aver vinto il premio di European Golden Girl? «Parecchio. Mio papà mi ha chiamata durante l’ultimo raduno della Nazionale e mi ha dato la notizia. Sono rimasta sorpresa e gli ho chiesto: “Ma davvero o mi stai prendendo in giro?”, perché all’inizio non ci credevo. Sono molto grata a tutti quelli che hanno votato per me, ringrazio Dio per questa opportunità. Non me lo sarei mai immaginato…». 

La passione per il calcio

Neanche di essere tra le dieci finaliste di quest'anno? «Conosco molte delle ragazze in lista e sono grandi giocatrici, talenti incredibili da tutta Europa. Essere menzionata tra di loro era già fantastico, ma essere scelta come vincitrice è davvero straordinario. Sono davvero felice». Come sta vivendo questo periodo di crescita lontano da “casa", ovvero dall'Arsenal, che però la segue sempre passo dopo passo? «Sono all’Arsenal da quando avevo sei anni, era il 2012, e vedere il loro supporto da allora fino ad oggi che ne ho 19 è incredibile. È bello pensare a quanto il club sia sempre stato vicino a me. E al Brighton mi trovo benissimo: le ragazze sono fantastiche, mi sostengono davvero molto. L’Arsenal è spesso in contatto con me, controlla i miei progressi, guarda le mie partite e mi dà feedback: mi stanno aiutando tantissimo, sia come giocatrice sia come persona». Come è nata la sua passione per il calcio? «È nato tutto da mio fratello. Lui giocava in una squadra alla domenica, mio papà era l’allenatore e io li seguivo sempre. Avevo soltanto cinque anni e già davo una mano con i conetti per le esercitazioni. Poi un giorno ho deciso di provare a giocare… e, pochi mesi dopo, ero già all’Arsenal». 

Gli Europei e la dedica

Gli Europei l’hanno consacrata come una delle giocatrici più promettenti del movimento: si aspettava un simile traguardo e, poi, la vittoria finale? «No, affatto. Anzi: a inizio anno non mi aspettavo nemmeno di essere convocata dall’Inghilterra. Andare agli Europei è stata una benedizione, far parte di quel gruppo è stato incredibile. Poter raccontare, oggi, di aver avuto un ruolo insieme alle mie compagne è qualcosa di speciale. La partita con l’Italia in semifinale, poi, è stata intensa: arrivare in finale dopo essere state in svantaggio sia nei quarti sia in semifinale non è stato semplice, ma ce l’abbiamo fatta grazie al gruppo». Se dovesse scegliere tra il titolo Mondiale e la Champions League? «Direi il Mondiale. Giocare per il proprio Paese è una delle cose più incredibili che si possano vivere nel calcio». A chi vorrebbe dedicare questo riconoscimento? «Prima di tutto ringrazio Dio. Il talento e il privilegio di giocare a calcio non vengono da me: è un dono, e ne sono immensamente grata. E poi ai miei genitori e ai miei fratelli. Ai sacrifici di mia mamma e mio papà, che per anni mi hanno portata in giro per tutto il Paese. Ai miei allenatori, soprattutto quelli che mi hanno cresciuta all’Arsenal. E, naturalmente, al Brighton: iniziare così giovane a giocare nella Wsl non è semplice, però allenatori e compagne sono stati fantastici. E, infine, a tutta l’Inghilterra. Sono in tanti, certo, ma… tutti mi hanno sostenuta e io sono felicissima!». 

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