Juve-Roma senza fine, le interviste a Lenzini e Greggi prima della finale di Supercoppa

La bianconera: "Loro hanno un gruppo molto forte di italiane". La giallorossa: "Io come De Rossi? Un onore"
Juve-Roma senza fine, le interviste a Lenzini e Greggi prima della finale di Supercoppa

Martina Lenzini, pronti via e subito un trofeo in palio: è il modo giusto per ricominciare? «Personalmente la vivo come una cosa molto stimolante perché impone di rientrare subito in gioco dopo la pausa natalizia e di ricominciare a lavorare fisicamente e mentalmente perché c’è subito una finale da giocare. E penso che questa valga anche per le altre ragazze». 
 
La Supercoppa vi manca da gennaio 2023, proprio contro la Roma: che valore ha questo trofeo? «L’obiettivo a breve termine è questo trofeo che quindi ora è il più importante di tutti, oltre a essere uno degli obiettivi della stagione. In generale, però, non mi piace classificare i trofei, per me sono tutti sullo stesso piano». 
 
Siete reduci da uno dei percorsi Champions forse più esaltanti della storia bianconera: cosa ha fatto la differenza? «Avere una rosa ampia con tante caratteristiche diverse: questo ha permesso al tecnico di fare ogni volta le scelte migliori in base all’avversaria. Oltre al fatto che siamo un gruppo affiatato, anche questo ci ha aiutato tanto ad arrivare ai playoff».  
 
E anche l’approccio, che magari in campionato a volte è mancato? «Rispetto allo scorso anno siamo molto cresciute dal punto di vista mentale nell’affrontare le gare di Champions: ovviamente quel tipo di partite porta via più energie anche a livello emotivo. Ma non ho mai visto un atteggiamento sbagliato da parte di nessuna neanche nelle gare di campionato, quello che ha inciso forse su qualche passo falso in Serie A è stato più legato alla gestione delle energie».  
 
L’attuale difesa a quattro cosa vi dà in più rispetto alla linea a tre con cui eravate partite? «Dà più equilibrio perché permette di coprire meglio il campo, la scelta è stata ponderata a questo, soprattutto in virtù del fatto che, rispetto allo scorso anno, siamo passate da una difesa a uomo a una difesa a zona. In questo senso è un modo un po’ più semplice per difendere». 
 
Lei inizialmente ha fatto l’esterno a tre, poi sempre (esclusa una gara) il centrale a quattro: preferenze? «Io preferisco giocare in una difesa a tre, ma anche in questo sistema va benissimo».
 
Si aspettava una Roma subito “pronta” in campionato dopo tanti cambi? «Così pronta sinceramente no, ma conoscendo il gruppo delle italiane non mi ha sorpresa il fatto che siano riuscite a compattarsi in fretta. Conosco, per esempio, il valore che ha una giocatrice come Bergamaschi che in estate è passata da noi alla Roma, so che avrebbe fatto bene al gruppo prima ancora che alla squadra. Penso che la loro forza nel raggiungere questi risultati fino a ora in campionato sia stata anche quella di avere questo gruppo di italiane, alcune delle quali molto giovani». 
 
La sfida in campionato con la Roma, unica in cui hai fatto l’esterna a quattro a proposito, è finita in parità. «Quella partita è arrivata in un momento pessimo, sia per noi sia per loro, perché è stata fortemente condizionata dalla tournée americana da cui noi della Nazionale eravamo reduci. Allo stesso tempo, ogni partita serve per preparare la successiva, quindi ogni situazione può essere d’aiuto per essere rivista e “usata” nelle partite future, come in quella di domani». 
 
Nella Roma chi può essere decisiva? «Avrei detto Haavi, che per fortuna nostra non ci sarà. Sul resto della rosa non ho un nome in particolare, sicuramente Giugliano e Viens sono le più imprevedibili e ultimamente sta crescendo tanto anche Corelli». 
 
Questa sfida secca può essere anche un modo per rilanciare le vostre ambizioni scudetto? «Credo che questa gara, come ogni finale, sia una partita a sé, diversa rispetto a quelle di campionato. Sicuramente la vittoria potrebbe diventare un segnale forte per entrambe, ma non sarà questa partita a determinare quello che succederà in Serie A. Certo è che rispetto allo scontro in campionato entrambe abbiamo potuto prepararla in tempi normali di un calcio come era “una volta” e questo speriamo possa contribuire anche allo spettacolo». 

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Greggi: "Vogliamo il trofeo"

Giada Greggi, vi presentate a questa finale come detentrici del titolo: è questa una motivazione in più o prevale il desiderio di riscatto per quella finale di Women’s Cup, primo trofeo della stagione, persa proprio contro la Juve? «Entrambe le cose: è una motivazione in più e porta con sé anche voglia di riscatto perché sappiamo di affrontare una squadra molto tosta che sta andando benissimo in campo internazionale e ha tante giocatrici d’esperienza e forti a livello individuale. Ma noi ci giocheremo questa sfida nel miglior modo possibile perché questo trofeo è uno degli obiettivi che ci siamo prefissati». 
 
Cinque punti di vantaggio su Juve e Fiorentina quasi al giro di boa del campionato: è una cosa a cui, se glielo avessero detto ad agosto, avrebbe creduto? «Non ci avrei creduto perché in estate sono subentrate tantissime giocatrici nuove ed è arrivato un nuovo tecnico che ha portato un nuovo modo di giocare. Per cui per noi in primis era tutto una novità. Questa prima fase è andata molto bene, ma più che sui punti io mi soffermerei sul percorso, perché stiamo acquisendo molta fiducia. Sono molto orgogliosa di questa squadra».  
 
C’è rammarico per come sono andate le cose in Champions? «Sicuramente in Europa abbiamo pagato un po’ di inesperienza. Però sì, i passi falsi per esempio con Valerenga e Leuven hanno lasciato un po’ di rammarico, perché con un po’ più di freddezza sotto porta le cose potevano andare in modo diverso. Ma anche questo fa parte del percorso, serve per crescere, imparare e per presentarsi il prossimo anno più pronte». 
 
La gara di domani può essere considerata la prima “vera” sfida della stagione con la Juve? La finale di Women’s Cup è arrivata molto presto, la gara di campionato dopo la tournée americana... «Sì sono d’accordo perché in particolare per preparare quella partita di campionato avevamo avuto poco tempo e noi italiane eravamo reduci da una tournée impegnativa. La gara di domani sarà molto diversa, abbiamo avuto più giorni per lavorare bene su di noi ed essendoci un trofeo in palio entrambe vorremo prevalere sull’altra».  
 
Qual è l’aspetto su cui state lavorando di più dal punto di vista tattico? «Sulle connessioni tra i reparti, sull’intensità e sull’essere incisive sotto porta. Allo stesso tempo, però, anche sul rimanere compatte ed equilibrate perché la Juve, oltre a essere forte in generale, è devastante in fase di ripartenza». 
 
Nella Juve chi può essere decisiva? «Se devo scegliere direi Girelli, Beccari e anche Pinto. Ma parlerei comunque più del collettivo, perché la Juve è una squadra che se lavora bene insieme diventa molto imprevedibile nel suo complesso». 
 
Lei ha vissuto la Roma dal giorno zero, da Bavagnoli a Spugna e ora Rossettini: cosa ha portato il nuovo tecnico? «Rossettini ha 300 presenze in Serie A quindi l’esperienza che ci trasmette è senza dubbio di grande impatto. Ma è anche un allenatore che mette tanta passione e questo ci porta a dare il 100% in ogni partita. E poi ha sempre le idee molto chiare». 
 
Per esempio su un gioco molto verticale: come ha inciso questo sulle sue caratteristiche e anche sulla sua posizione in campo? L’abbiamo vista anche trequartista...  «Io in realtà mi adatto a tutto, ma certo per me quello di trequartista è un ruolo tutto nuovo, molto più creativo e che spesso mi porta a ritrovarmi vicino alla porta, a essere più offensiva. Mi piace l’idea di essere duttile e che ci siano “nuovi ruoli” per me, perché alla fine l’importante è giocare in un modo che sia funzionale alla squadra». 
 
Oggi lei è vice capitano, detta anche capitan futuro, un po’ alla De Rossi... «È un paragone che mi onora, ma mettere la fascia al braccio è anche una responsabilità perché sappiamo il valore che ha a Roma: qui rappresenti non solo il club, ma anche una tifoseria unica al mondo. Fascia o non fascia, quello che attraverso la mia aggressività, la mia passione e il mio attaccamento alla maglia provo a “dire” sempre alle mie compagne, in particolare alle nuove, è che dobbiamo trasmettere quei valori che sappiamo esserci solo a Roma». 

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Domani a Pescara: in tv su Rai2 e Sky

Di finali se ne intendono entrambe. Punti fermi rispettivamente di Juventus e Roma che domani si ritroveranno, di nuovo, faccia a faccia per il secondo trofeo della stagione, la Supercoppa Women: il difensore bianconero Martina Lenzini e il “capitan futuro” giallorosso Giada Greggi non vedono l’ora di iniziare il 2026 con una gara già decisiva, ad alto tasso di intensità. Teatro della sfida (ore 15, Rai 2, Sky Sport e in streaming su Rai Play e NOW) lo stadio Adriatico “Giovanni Cornacchia” di Pescara, su cui saranno puntati gli occhi di 159 Paesi oltre a quelli degli oltre 4.500 che hanno già acquistato il biglietto (i tagliandi sono disponibili sul circuito Vivaticket).  

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Martina Lenzini, pronti via e subito un trofeo in palio: è il modo giusto per ricominciare? «Personalmente la vivo come una cosa molto stimolante perché impone di rientrare subito in gioco dopo la pausa natalizia e di ricominciare a lavorare fisicamente e mentalmente perché c’è subito una finale da giocare. E penso che questa valga anche per le altre ragazze». 
 
La Supercoppa vi manca da gennaio 2023, proprio contro la Roma: che valore ha questo trofeo? «L’obiettivo a breve termine è questo trofeo che quindi ora è il più importante di tutti, oltre a essere uno degli obiettivi della stagione. In generale, però, non mi piace classificare i trofei, per me sono tutti sullo stesso piano». 
 
Siete reduci da uno dei percorsi Champions forse più esaltanti della storia bianconera: cosa ha fatto la differenza? «Avere una rosa ampia con tante caratteristiche diverse: questo ha permesso al tecnico di fare ogni volta le scelte migliori in base all’avversaria. Oltre al fatto che siamo un gruppo affiatato, anche questo ci ha aiutato tanto ad arrivare ai playoff».  
 
E anche l’approccio, che magari in campionato a volte è mancato? «Rispetto allo scorso anno siamo molto cresciute dal punto di vista mentale nell’affrontare le gare di Champions: ovviamente quel tipo di partite porta via più energie anche a livello emotivo. Ma non ho mai visto un atteggiamento sbagliato da parte di nessuna neanche nelle gare di campionato, quello che ha inciso forse su qualche passo falso in Serie A è stato più legato alla gestione delle energie».  
 
L’attuale difesa a quattro cosa vi dà in più rispetto alla linea a tre con cui eravate partite? «Dà più equilibrio perché permette di coprire meglio il campo, la scelta è stata ponderata a questo, soprattutto in virtù del fatto che, rispetto allo scorso anno, siamo passate da una difesa a uomo a una difesa a zona. In questo senso è un modo un po’ più semplice per difendere». 
 
Lei inizialmente ha fatto l’esterno a tre, poi sempre (esclusa una gara) il centrale a quattro: preferenze? «Io preferisco giocare in una difesa a tre, ma anche in questo sistema va benissimo».
 
Si aspettava una Roma subito “pronta” in campionato dopo tanti cambi? «Così pronta sinceramente no, ma conoscendo il gruppo delle italiane non mi ha sorpresa il fatto che siano riuscite a compattarsi in fretta. Conosco, per esempio, il valore che ha una giocatrice come Bergamaschi che in estate è passata da noi alla Roma, so che avrebbe fatto bene al gruppo prima ancora che alla squadra. Penso che la loro forza nel raggiungere questi risultati fino a ora in campionato sia stata anche quella di avere questo gruppo di italiane, alcune delle quali molto giovani». 
 
La sfida in campionato con la Roma, unica in cui hai fatto l’esterna a quattro a proposito, è finita in parità. «Quella partita è arrivata in un momento pessimo, sia per noi sia per loro, perché è stata fortemente condizionata dalla tournée americana da cui noi della Nazionale eravamo reduci. Allo stesso tempo, ogni partita serve per preparare la successiva, quindi ogni situazione può essere d’aiuto per essere rivista e “usata” nelle partite future, come in quella di domani». 
 
Nella Roma chi può essere decisiva? «Avrei detto Haavi, che per fortuna nostra non ci sarà. Sul resto della rosa non ho un nome in particolare, sicuramente Giugliano e Viens sono le più imprevedibili e ultimamente sta crescendo tanto anche Corelli». 
 
Questa sfida secca può essere anche un modo per rilanciare le vostre ambizioni scudetto? «Credo che questa gara, come ogni finale, sia una partita a sé, diversa rispetto a quelle di campionato. Sicuramente la vittoria potrebbe diventare un segnale forte per entrambe, ma non sarà questa partita a determinare quello che succederà in Serie A. Certo è che rispetto allo scontro in campionato entrambe abbiamo potuto prepararla in tempi normali di un calcio come era “una volta” e questo speriamo possa contribuire anche allo spettacolo». 

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