© www.figc.itCara Sara, ora che sei Cavaliere del Lavoro toccherà darti del lei, più per una questione formale, perché il rispetto e l’ammirazione che ti sei guadagnata negli anni non avevano bisogno di quella elegantissima croce con il nastrino. E una foto con Mattarella ce l’avevi già, in una circostanza forse ancora più emozionante (ce lo ricordiamo ancora con la pelle d’oca il tuo discorso sul meraviglioso articolo 3 della nostra meravigliosa Costituzione). Adesso, comunque, c’è anche il titolo che certifica il tuo «alto contributo al Paese». C’è, però, una cattiva notizia (o buona, dipende come la vedi e, secondo me, tu la consideri buona): il lavoro non è finito. Anzi non è neanche cominciato. In questo momento stai svolgendo alla grande il ruolo di vicepresidente dell’Assocalciatori e di capo delegazione della Nazionale. Perché, sarà per quel titolo, fresco di sigillo o, soprattutto, per il malconcio stato del pallone italiano, ma io sogno, anzi mi auguro che sia arrivato il momento di alzare la tua asticella. Infatti - ti prego non prenderla per stucchevole retorica da Otto Marzo - sono stati gli uomini a conciare così il nostro calcio ed è arrivato il fatidico momento in cui serve una donna a sistemare il casino.
Cultura sportiva primitiva
Perché se siamo finiti in questa condizione, con stadi fatiscenti, un sistema insostenibile dal punto di vista economico, una crisi del talento che non può essere solo sfortuna e una cultura sportiva primitiva lo dobbiamo a pigrizia, ignoranza, avidità, egoismo e disperato attaccamento alle poltrone del potere. Nella tua carriera di sportiva e nella tua vita di donna hai sempre portato avanti valori che sono l’esatto contrario (Mattarella non si sbaglia, Sara), saresti quindi la persona adatta a salvare il calcio italiano. Mica da sola, per carità, che sei sempre stata per la squadra, ma comunque con un ruolo di leader. Il futuro del movimento, se un futuro lo vuole avere, passa attraverso dei dirigenti giovani, che abbiano un’idea precisa di quanto succede in campo, avendolo frequentato e, nello stesso tempo, che abbiano studiato; che conoscano le lingue e magari un po’ di mondo; che abbiano un orizzonte un po’ più profondo e lontano di una qualificazione al Mondiale da arraffare a tutti i costi per poi coprirci tutti i problemi; che abbiano il coraggio di cambiare anche a costo di scontentare qualcuno, perché, per accontentare tutti, l’unica via è non fare assolutamente niente, come è accaduto finora. Ecco, servirebbe questo tipo di dirigenti ai vertici del nostro calcio. Se sono donne è meglio. Donne e Cavaliere del Lavoro, il massimo. In trepidante attesa di quel momento, cara Sara, continua a fare tutte le cose che stai facendo (che sono tante) e buon lavoro.
