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Juventus, il problema è reinvestire nel calciomercato
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Juventus, il problema è reinvestire nel calciomercato

La questione non dev’essere vendere ma a fine mercato aver rinforzato la squadra

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domenica 25 giugno 2017

di Antonino Milone

TORINO - Il passato dovrebbe aver insegnato qualcosa ai dubbiosi. E in fondo non serve far ricorso a chissà quali flashback, tornando al 2001 quando la cessione di Zidane fu compensata dagli arrivi dei vari Buffon, Nedved, Thuram, Cannavaro e Inzaghi. Un altro gruppo dirigenziale s’è insediato nel 2010 e gli esempi di un corretto reinvestimento delle risorse acquisite da cessioni importanti non sono mancati negli ultimi anni. Perché non è detto che la vendita di un top player o presunto tale debba essere accolta con scetticismo. Conviene guardare oltre, dando piena fiducia all’operato di Beppe Marotta e Fabio Paratici. I colpi a parametro zero (da Pirlo a Llorente), gli acquisti “sfruttati” in seguito per incassare tanto e garantirsi succose plusvalenze (Vidal docet, i casi Coman e Pogba sono dirimenti in questo senso), gli ingaggi di cannonieri conclamati dopo aver venduto un big (dentro Higuain, fuori il Polpo e tutto torna): ecco perché sarebbe logico coltivare ottimismo.

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SCHIOCCO E in vista di un’altra estate ricca di affari, la Juventus non avrà “paura” - eventualmente - di sobbarcarsi spese importanti pur di potenziare una squadra già fortissima. Il compito è difficile: una squadra capace di conquistare sei scudetti consecutivi e raggiungere due finali di Champions negli ultimi tre anni non è migliorabile con un banale schiocco di dita. Riassumendo: sei praticamente costretto a cedere un grande giocatore perché determinati ingaggi non te li puoi permettere? L’essenziale è accrescere ancor più la competitività della rosa. Marotta e Paratici hanno già dimostrato di saperlo fare.

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