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Juventus, Cristiano Ronaldo è come E.T.

CR7 in bianconero equivale all'inizio di una nuova era

 Xavier Jacobelli venerdì 6 luglio 2018

TORINO - Dicono che Cristiano Ronaldo per la Juve sarebbe ciò che Maradona è stato per il Napoli. Calcisticamente, potrà essere. Ma i trentaquattro anni che separano le vicende tricolori dei due Fenomeni hanno scavato un solco troppo profondo perché siano consentiti accostamenti di altra natura, tranne uno. Cristiano e Diego appartengono alla categoria dei Numeri Primi, gli unici capaci di volare alto sopra le barriere del tifo, grazie alla loro immensa classe e alla loro straordinaria tecnica. Ronaldo alla Juve è un Extraterrestre che punta su Torino e porta con sé una carriera e un palmarès già nella storia. Ronaldo alla Juve equivale all’inizio di una nuova era. Perché, se tutto va come deve andare, per capire ciò che sarà l’Effetto CR7, per la Juve e per il calcio italiano, non bisogna limitarsi al rutilante conteggio dei milioni e degli sponsor, delle clausole e dei contratti, di chi e di quanto ci guadagna, dei rialzi in Borsa, considerato che CR7 è il marchio di un’azienda mondiale da 240 milioni di euro, poiché a tanto ammonta il suo valore patrimoniale. Per non dire dei 122.645.724 likers su Facebook; 74,2 milioni di followers su Twitter; 132 milioni su Instagram; 1 milione 194 iscritti al canale Youtube. Nei giorni scorsi, ho avuto l’occasione di visitare la modernissima, nuova sede della Juve, alla Continassa, operativa dal primo luglio scorso.

Non so se il club di Agnelli intenda inserire il quartier generale che guarda lo stadio di proprietà nel tour propedeutico a ogni partita interna dei bianconeri, esperienza che in sette anni è stata vissuta da battaglioni di tifosi. So che basta aggirarsi fra gli impianti sportivi e gli uffici di Casa Juve, plastica espressione della solidità economica e dell’espansione del club per comprendere che, se mai il club avesse dovuto scegliere il momento giusto per sferrare l’attacco al Real, il momento sarebbe stato proprio questo. Forse Umberto avrebbe detto no, come ventila Tony Damascelli, maestro disincantato e platineggiante analista delle vicende bianconere. Andrea, figlio di Umberto, artefice della Squadra Azienda che macina scudetti e utili di bilancio, ha rotto gli indugi per infrangere il tabù della Champions, da ventidue anni resistente a tutto. E, per infrangerlo, ha deciso di puntare sul Fenomeno del ventunesimo secolo, perennemente contrapposto all’Altro che sta a Barcellona, ancora ferito dalla delusione mondiale pari a quella del lusitano. Di Platini, l’Avvocato disse: «L’abbiamo pagato un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il caviale». Il pane e il caviale di Ronaldo sono i più cari del mondo. Chiedete a Perez se valga la pena comprarli.

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