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Generazione Piatek
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Generazione Piatek

Vi spieghiamo perché la Polonia è il serbatoio di mercato della Serie A

di Stefano Salandin mercoledì 6 febbraio 2019

TORINO - La carica dei “nipotini di Boniek” ha travolto il calcio italiano: da Piatek a Milik, da Szczesny a Stepinski i calciatori polacchi sono diventati una presenza ormai abituale in Sere A con qualche spruzzata in Serie B. Un fenomeno di mercato che coinvolge ovviamente quello tecnico e che merita di essere approfondito per provare a capire quali siano le variabili che hanno spinto a seguire questa nuova rotta alla scoperta dei talenti. Sbaglierebbe, per esempio, chi facesse risalire l’origine di questa “esplosione” all’esito di un lavoro mirato della Federazione polacca sui settori giovanili: «Anzi, è vero il contrario - spiega Marcin Lepa, giornalista di “Polsat Sport”, uno dei network più seguiti in Polonia - Da anni la critica e i club spingono affinché la Federazione vari un progetto per il rilancio dei settori giovanili. La qualificazione dell’Under 21 alla fase finale dell’Europeo è un evento casuale: da anni non avveniva e non ci si qualifica alle Olimpiadi». Insomma, niente programmi o “piani quinquennali” dietro alla migrazione dei ragazzi polacchi anche se al “movimento” ha fatto bene la crescita della nazionale maggiore che ha convinto molti ragazzi a tradire i tradizionali sport (dalla pallavolo al basket all’atletica) in favore del calcio.

Da Szczesny a Piatek: i calciatori polacchi della Serie A



BASSO COSTO - E se non c’è un metodo, dietro a tutto questo c’è di sicuramente la regina delle motivazioni: il denaro. I calciatori polacchi costano poco sia in termini di cartellini sia in termini di ingaggio. Lo ha ribadito più Zibi Boniek, presidente della Federazione e ambasciatore del movimento nonché, guarda un po’, italiano d’adozione visto che ha deciso di vivere a Roma: «Ronaldo da solo guadagna come tutti i nostri calciatori di Serie A e forse perfino di più: le cifre da noi sono talmente basse che un ragazzo a 19- 21 anni deve andare via. È un male e diventa un bene quando si parla di Nazionale perché tante esperienze diverse confluiscono nella stessa squadra». E diventa ancor più di un bene per i club italiani che possono partire da ingaggi più bassi che, soprattutto, possono sperare di “infilare” la plusvalenza d’oro. Il caso di Piatek è ovviamente “di scuola”: comprato a 4 milioni, il Genoa lo ha rivenduto dopo sei mesi al Milan per, bonus compresi, 40 milioni. Il trucco, però, è quello di comprare direttamente dai club polacchi perché se si mette di mezzo un passaggio, allora la convenienza sfuma. E’ il caso di Milik, in fondo fin qui l’unica eccezione, per cui il Napoli ha dovuto versare 35 milioni all’Ajax quando l’attaccante aveva solo 22 anni. Ci sono variabili, certo: Stepinski è stato riscattato dal Nantes e il Chievo ha versato solo 2,5 milioni.

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