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Juve, ecco perché resta Allegri
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Juve, ecco perché resta Allegri

Era già deciso tutto: si riparte con la certezza che ci siano ancora grandi margini di crescita

 Fabio Riva giovedì 18 aprile 2019

Allegri lo stesso. Questo, in sostanza, il punto di (ri) partenza del dopo-Ajax. Come giusto, come doveroso che sia, in casa Juventus non ci si è persi più di tanto in pianti e tragedie, in riflessioni ed elucubrazioni sui massimi sistemi, bensì ci si è orientati su questioni concretissime. Quali appunto il nodo legato alla guida tecnica della prossima stagione: anzi, di più, il nodo era già stato sciolto in tempi non sospetti. E così, a una manciata di minuti dal triplice fischio che ha sancito l’eliminazione dei bianconeri dalla Coppa, il presidente Andrea Agnelli ha subito spigato che non ci sarebbe stato alcun avvicendamento tecnico: «Abbiamo la consapevolezza di avere un grande allenatore con noi e ci vedremo verso giugno per portare avanti il discorso assieme». A stretto giro di posta lo stesso Allegri gli ha fatto eco: «Con il presidente ho già parlato qualche giorno fa. Gli ho detto la mia decisione, gli ho comunicato che sarei rimasto e questa peraltro è una decisione che avevo già preso da tempo. Tra poco ci vedremo con la società e programmeremo il futuro, parleremo».

E dunque, la questione è molto semplice: in casa Juventus era già stato deciso - conoscendo i metodi di lavoro di Allegri e considerando che anche quest’anno aveva (di fatto) già centrato gli obiettivi preposti, cioè la vittoria dello scudetto e l’accesso agli ottavi/quarti di finale di Champions League - che la ricerca di un nuovo tecnico non sarebbe stata una priorità della società.

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