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Non solo i tecnici, quante storie nel mercato dei ds
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Non solo i tecnici, quante storie nel mercato dei ds

di Alessandro Vocalelli mercoledì 12 giugno 2019

C’era una volta il mercato dei calciatori, nel senso che le speranze, le ambizioni, i progetti, erano basati quasi esclusivamente sulla forza dell’organico a disposizione. Mai come quest’anno, invece, si è preso la scena il mercato degli allenatori. Ha cambiato la Juve, lo ha fatto l’Inter con Conte, il Milan che ha interrotto il rapporto professionale e di cuore con Gattuso (tutte e tre le grandi che voltano pagina, una novità assoluta), ha cambiato la Roma che proprio ieri ha annunciato Fonseca, hanno cambiato Sampdoria e Genoa, insomma, un festival mai visto. Ma, meno appariscente e altrettanto importante, si è infiammato in quest’estate improvvisamente bollente anche il mercato dei direttori sportivi. Sembrava che avessero perso potere, soppiantati dalla smania di molti presidenti di condurre personalmente le trattative, ed ecco che - d’un colpo - i ds sono tornati protagonisti.

E’ ormai un numero uno assoluto Paratici, che con l’addio di Marotta si è anche ritagliato una grande visibilità; sta ancora cercando un direttore sportivo il Milan, che dopo la rivoluzione a tutti i livelli sta rifacendo i suoi quadri e ha assoluto bisogno di un collaboratore tecnico per Maldini. Sta facendo molto rumore negli ambienti calcistici lo strano caso di Petrachi che, senza essere stato liberato ufficialmente da Cairo e di conseguenza senza essere stato mai presentato dalla Roma, viene beccato all’aeroporto con i dirigenti giallorossi. Un comportamento quantomeno “originale”: come se Sarri, senza il via libera del Chelsea, si sedesse a un tavolo con la sua nuova squadra per fissare la strategia o se Tare - un altro di cui si è molto parlato - avesse un giorno comunicato semplicemente a Lotito la sua volontà di dimettersi e fosse stato avvistato a Malpensa con Maldini in tutt’altre faccende affaccendato. Ve l’immaginate il putiferio?

Ma il mercato dei direttori sportivi, come detto, è diventato - a fari spenti - uno dei veri motivi dell’estate. Walter Sabatini - che da Salah a Dzeko, da Rudiger ad Alisson, da Strootman a Nainggolan, ha portato valori certi alla Roma - se n’è andato a Bologna, per impostare un progetto di rilancio. Di Tare, che pure ha monopolizzato l’interesse della concorrenza, abbiamo detto. E poi Pradè, che lasciata l’Udinese, potrebbe tornare proprio alla Sampdoria o alla Fiorentina, dove intanto è stato dato il benservito a Corvino. Che, parliamoci chiaro, ha pagato a livello di immagine la caduta, anzi il crollo della squadra, dopo l’improvviso abbandono di Pioli, ma che (con precedenti risultati sportivi di assoluto livello) ha permesso - mettendoci la faccia - di risanare il club e di conseguenza permettere oggi a Commisso di essere accolto dall’entusiasmo della piazza e poter progettare un rilancio. Dicono che la Fiorentina sia stata pagata ai Della Valle - che non solo per questo dovrebbero essere apprezzati - intorno ai 130 milioni di euro. Una cifra assolutamente di mercato, per un club che comunque ha in pancia un patrimonio non indifferente. Non pensate neppure a Milenkovic, Pezzella, Muriel, Simeone, Biraghi, Benassi e al loro valore di mercato, ma soltanto a Chiesa - uno da una settantina di milioni -, a Veretout, conteso non solo da Napoli e Roma con una base d’asta di 25, e al giovanissimo portiere Lafont. Un ventenne per cui sono già arrivate offerte superiori ai 20 milioni. Sommate il valore e scoprirete che - solo con questi tre! - Corvino ha lasciato in eredità un club che vale il prezzo per cui è stato trattato.

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