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Marino-Udinese, capitolo secondo: "Tornato per il rapporto con i Pozzo"

Il nuovo DT bianconero in conferenza stampa: "Udine per me è una seconda casa, non l'ho mai lasciata. Tudor? Scelta che condivido, lo ringrazierò per quello che ha fatto qui"

giovedì 13 giugno 2019

UDINE - È il giorno di Pierpaolo Marino, tornato all'Udinese per il secondo capitolo in bianconero. Queste le parole del nuovo direttore dell'area tecnica. "Udine è per me una seconda casa, non l'ho mai lasciata - ammette nella sua conferenza stampa di presentazione - ho sempre avuto la sensazione di poter tornare, sia per il rapporto con la famiglia Pozzo, sia per quello con l'ambiente. Sono legato a questi colori e questa squadra, ma adesso bisogna chiacchierare poco e fare i fatti. Ritrovo molti uomini che avevo scelto anche io, come Andrea Carnevale che ho scoperto da calciatore quando aveva 16 anni. Non farò stravolgimenti, cercherò di dare il mio valore aggiunto incidendo con la mia personalità, altrimenti non mi sentirei realizzato". Sulla famiglia Pozzo, fondamentale nella sua decisione: "Ho letto tante chiacchiere su di loro, ma questa è la miglior proprietà che potesse capitare a Udine, e conosco Giampaolo (Pozzo ndr) dall'86. Se avessi visto una situazione di precarietà in casa Udinese non sarei qui. Mi occuperò con qualità dell'area tecnica, cercando di far rendere al massimo una squadra che per me ha tanta qualità, aumentando il tutto assieme all'allenatore.

"Tudor scelta che condivido"

Marino troverà in panchina Igor Tudor, confermato dalla proprietà prima del suo arrivo: "Non credo sia una cosa che mi penalizzerà, è una scelta che condivido. Il primo anno per me sarà di conoscenza, e se guadagniamo prima quei 40 punti per la salvezza poi ci possimoa divertire. Tudor? Con me gli allenatori hanno sempre lavorato minimo 4-5 anni, non avrà problemi e lo ringrazierò per quello che ha fatto in questi appena lo vedrò. Recuperare Lasagna? Non invado un campo che è di competenza di Tudor, ma mi piacerebbe parlare con il ragazzo per capire. Lasagna è un giocatore da cui se non otteniamo la doppia cifra di reti dobbiamo andare tutti a casa, ha lo strappo di Muzzi. È bravo in area di rigore e a livello acrobatico, ma bisogna dargli modo di mettere a frutto questa esplosività. Attaccanti così non se ne trovano, galvanizzarlo sarà uno dei miei compiti". Poi un altro caso, quello di Barak. Un calciatore che sembra si sia perso proprio quando era sul punto di esplodere: "Devo valutare. Penso sempre ad Amoroso, che aveva le valigie in mano: poi si fece male Clementi e da lì cominciò tutto, diventando Marcio Amoroso. La sua, poi, fu la cessione da cui arrivò la svolta. Prima di 'buttare' via chi c'è voglio cercare di capire cosa non ha funzionato. Sarò attento all'esigenza di aumentare i gol, e si fa con attaccanti da doppia cifra. L'ideale sarebbe la coppia Di Natale-Quagliarella e visto che non si possono prendere li costruireremo noi, senza problemi".

Marino-Udinese, capitolo secondo: "Tornato per il rapporto con i Pozzo"

Senso di appartenenza

Quando nel 2004 Marino andò via da Udine gli ultimi acquisti furono tutti italiani: Di Natale, Belleri e Mauri: "Dipende, ai tempi c'erano Calori e Bertotto che erano fondamentali, ma ci sono stati stranieri che qui sono diventati bandiere ed hanno fatto la storia come Sensini e Amoroso. Penso a Danilo, ha quelle qualità caratteriali che servono. Il senso di appartenenza dobbiamo darlo prima noi dirigenti, per poi mantenere quei 3-4 giocatori che lo possano trasmettere agli altri. Bisogna scegliere insieme al tecnico quali sono i 'vecchi' in grado di farlo. Mercato? Neanche i grandi club riescono a trattenere i loro migliori giocatori, noi se vogliamo avere delle ambizioni dobbiamo fare un gran lavoro di scouting, cercando plusvalenze - conclude Marino -".

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