Ravanelli: "Donnarumma-Juve, vi svelo come andò"

L'ex bianconero nel 2011 allenava le giovanili e fece il provino a Gigio: "Era già mostruoso"

Ravanelli: "Donnarumma-Juve, vi svelo come andò"

TORINO - La Juventus è stata vicinissima a Donnarumma almeno due volte. Una nei mesi scorsi, prima del trionfale Europeo e del passaggio al Psg a parametro zero, quando Massimiliano Allegri ha deciso di puntare su Szczesny. E una nel 2011- 2012, quando Gigio era un ragazzino di 12 anni e non era ancora entrato nel vivaio del Milan. I bianconeri, impressionati dalla relazione di un loro osservatore di Napoli (i dettagli nella scheda tecnica di allora che riportiamo in foto), invitarono l’allora giovane portiere di Castellammare di Stabia a Vinovo per un provino. Così Donnarumma, classe 99, si allenò con i coetanei della Juventus, all’epoca guidati da un certo Fabrizio Ravanelli, uno degli eroi della Champions League vinta dai bianconeri nella finale del 1996 contro l’Ajax.

Buongiorno Ravanelli: se lo ricorda Donnarumma?
«E come faccio a dimenticarmelo! Era mostruoso già all’epoca. Aveva il fisico di adesso, però in un ragazzino di 12 anni».

Ma è vero o è una leggenda che nessuno riusciva a far gol a Donnarumma, nemmeno lei?
«Io no, non calciai nemmeno: altrimenti gol lo avrei fatto (risata). Però ho il ricordo di un ragazzino potente, esplosivo, impressionante: parava tutto. Tanto che, siccome nessuno dei nostri ragazzi riusciva a segnare a Donnarumma dal limite dell’area, lo sottoponemmo a una scarica di tiri all’altezza del dischetto del rigore. Ma era comunque quasi impossibile fargli gol. Lasciava tutti a bocca aperta, Gigio. Era un ragazzo differente dagli altri. Adesso è facile dirlo, ma già all’epoca comunicai al responsabile dei portieri che questo ragazzo andava preso subito perché sarebbe diventato un top assoluto».

Da ex juventino e tifoso della Juve, ha più il rimpianto che Donnarumma non sia arrivato a Torino nelle scorse settimane o dieci anni fa quando poi si trasferì nel settore giovanile del Milan?
«Il rimpianto è soprattutto quello di dieci anni fa, con un piccolo investimento si sarebbe potuto anticipare il Milan. Peccato, Donnarumma sarebbe stato l’erede perfetto di Buffon. Adesso c’è Szczesny, che è un altro grandissimo portiere e quindi capisco la scelta della società e di Allegri».

A proposito dell’Italia: cosa l’ha impressionata maggiormente?
«Lo spirito. Merito di Mancini, che è stato l’autentico fuoriclasse dell’Italia. Questo Europeo ha dimostrato quanto faccia la differenza avere un allenatore bravo anche a livello di nazionali».

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