TORINO - La chiusura del mercato in entrata registra una inversione di tendenza significativa in casa Juventus. Senza andare troppo lontano nel tempo, prendiamo la finestra della scorsa estate, condotta dall’allora dt bianconero Cristiano Giuntoli: una sessantina di milioni all’Atalanta per Koopmeiners (51,3 milioni + 3,4 di oneri accessori + 6 di bonus), una quarantina di milioni alla Fiorentina per Nico Gonzalez (8 milioni di prestito + 0,4 di oneri accessori, obbligo di riscatto a 25 milioni + 3,1 di oneri accessori + 5 di bonus), una ventina di milioni al Milan per Kalulu (3,3 milioni di prestito, riscatto a 14 + 3 di bonus), una ventina al Monza per Di Gregorio (4,5 milioni di prestito, obbligo di riscatto a 13,5 + 0,8 di oneri accessori + 2 di bonus), una quindicina di milioni al Verona per Cabal (11 milioni + 1,8 di oneri accessori + 2 di bonus). In sostanza, in quella sessione di mercato la Juventus aveva portato nelle casse di club di Serie A - e addetti ai lavori - una cifra complessiva superiore ai 150 milioni di euro. E quanti sono stati invece gli acquisti della Juventus in Italia, per quanto riguarda la prima squadra, nella sessione di trattative chiusa ieri sera? Nessuno.

La rivoluzione di Comolli
È uno dei passaggi fondamentali della rivoluzione di Damien Comolli, il dg bianconero che ha condotto le danze del mercato cambiando radicalmente il “terreno di caccia” del club bianconero: dopo che per anni la Juventus ha contribuito a far girare l’economia della Serie A, l’ex presidente del Tolosa ha pescato solo e soltanto all’estero. Da David e Zhegrova passando per Joao Mario, Openda e il riscatto di Conceiçao, la Juve di Comolli ha guardato profili tra Portogallo, Francia e Germania e ha smesso di comprare in Serie A.
