TORINO - Rigido, sfiduciato, muove il corpo con ordine ma senza convinzione, come se da ogni scatto dipendesse una fetta del suo futuro alla Juventus. Di Jonathan David, il centravanti feroce abituato da anni e anni a trascinare il Lilla in Ligue 1 come in Champions, resta soltanto il contorno. La postura, l’intensità, qualche movimento corretto… Ma dentro di lui il fuoco ha lasciato spazio a una fredda incertezza. Fisicamente è integro, si muove bene, per poi sciogliersi letteralmente sotto porta. Ormai pare evidente che il problema non coincida con l’adattamento al nostro calcio o ai dettami tattici di Tudor - prima - e Spalletti - poi. Non c’è con la testa, e lo dimostrano le tante occasioni sprecate fin qui sotto porta.
David-Vlahovic, è cambiato tutto
La più grossa, contro il Milan all’Allianz, quando ha ciccato malamente il pallone a due metri da Maignan. Senza dimenticare gli errori contro Villarreal, Como, Lazio, Sporting e Torino. Il canovaccio è sempre lo stesso: sia che subentri o che parta dal primo, in un modo o nell’altro, si ritrova sui piedi (o sulla testa) il pallone scaccia crisi, senza mai riuscire a sbloccarsi. Un solo gol fin qui, alla prima di campionato contro il Parma. Sembrava il preludio di una stagione prolifica, dove avrebbe accompagnato all’uscita (a suon di gol) l’esubero numero uno della Juventus: Dusan Vlahovic. Assurdo - e del tutto impronosticabile, se si considerano i risvolti estivi del rapporto tra il serbo e la società - il fatto che si accaduto esattamente l’opposto.
