È un Bologna irriconoscibile: da -3 a -16 dalla vetta

Male tutti i reparti, dopo la trasferta di Vigo i rossoblù si sono sciolti: nelle ultime sei partite di Serie A hanno raccolto solo due punti

Le cose nel calcio cambiano in fretta. Magari domani il Bologna spazza via il Como sul relativo ramo del lago, urlando a piena gola alla luna e al destino non più cinico e baro. Ma la ragione e i bookmaker dicono con chiarezza come il risultato più probabile sia l'uno secco, coi rossoblù che, nel caso, inanellerebbero l'ennesima perla nera. I conti in campionato sono lungi dal tornare: 2 punti in 6 partite rappresentano un cammino da retrocedenda. In mezzo c'è stata una vittoria poco probante col Parma in Coppa Italia e la parentesi di Riad, che ha lasciato più amaro per la pessima prova col Napoli in finale, piuttosto che per il pareggio risolto ai rigori con l'Inter. Che tra parentesi si è mostrata col suo volto più cattivo domenica scorsa nel replay di campionato, dandone 3 al Bologna che potevano agilmente essere 6 o 7. A dicembre la squadra di Vincenzo Italiano ha giocato un'unica gara davvero buona, conquistando nella tormenta di Vigo un'epica vittoria determinante per tenere accesa la fiammella di accesso diretto agli ottavi di Europa League. Troppo poco per il Bologna, il quale più che planare dolcemente dopo due anni a tutto gas (Motta più Italiano 1) sta rischiando di schiantarsi in questo Italiano 2.

Bologna, che ti succede?

Alla dodicesima giornata i rossoblù erano a -3 dalla vetta; dopo altre 6 partite giocate sono a -16, seppure con una gara da recuperare. Come è stato possibile un crollo del genere? Italiano sembra fatalista, dice che le cose miglioreranno e fa appello ai suoi “uomini veri”. Non risulta che ci siano problemi di spaccature nello spogliatoio, nè criticità da appianare. La squadra rema tutta dalla stessa parte. Solo che ha perso efficacia. Il suo pressing alto non dà più risultati, mentre gli avversari hanno via via trovato la strada per colpire al cuore la difesa del Bologna: infilate centrali e palle inattive sono diventate sciarade irrisolvibili. 

Da Immobile a Orsolini: delusioni offensive. Ed il mercato...

In attacco il Bologna è un pianto. Il suo bomber Orsolini si è spento. Immobile, ritornato con estenuante ritardo dall'infortunio patito alla prima giornata, non è ancora lui. Odgaard quest'anno non lo è mai stato. Bernardeschi si è spaccato la clavicola proprio quando aveva trovato la gamba giusta. Castro sta rendendo poco; Dallinga è nullo. Ma tutti i reparti sono in difficoltà: male il centrocampo, malissimo la difesa. Gli infortuni hanno colpito duro. Se prima le rotazioni costanti avevano sopperito alle assenze, ora che stanno man mano tornando tutti, il Bologna non riesce a trovare la quadra di un rendimento diffuso sufficiente. Capitolo mercato. Non tutti gli arrivi estivi stanno rendendo secondo le attese: da Rowe ci si aspettava molto di più; Vitik e Sulemana sono stati finora deludenti. Di Ciro si è detto: quattro mesi fuori ne hanno segnato la stagione. Ora ci saranno probabilmente un paio di ritocchi, ma niente che possa cambiare la sostanza. Finora il club ha soltanto piazzato alcuni giovani in giro (Stivanello al Lumezzane, Byar al Wydad Casablanca, Menegazzo al Foggia) ma nulla che riguardi la prima squadra.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Calciomercato

Bologna: le manovre di calciomercato

Quando il Bologna filava con lo spinnaker a prendere il giusto vento, si cercava soprattutto un centrale di difesa che potesse sopperire alla modesta qualità di Casale. E’ ovvio che a gennaio non si possa stravolgere la squadra, che peraltro fino a novembre dava ampie garanzie. I giocatori sono gli stessi. Solo che prima vincevano, e ora pèrdono. Fedde Leysen dell’Union Saint-Gilloise più che David Ricardo del Botafogo è nel mirino, avendo necessità di qualcuno pronto immediatamente per la difesa. Davanti il nome di un laterale futuribile è quello di Oskar Pietuszewski, classe 2008, polacco dello Jagiellonia Byalystok. Viene da sè come sia dentro il gruppo attuale che il Bologna cerchi le soluzioni per risollevarsi. Italiano ha sempre creduto nel suo 4-2-3-1, al massimo mutandolo in un 4-3-3 come ieri abbassando Freuler, oppure provando le due punte centrali nel finale. Non sembra questione di modulo. Serve piuttosto uno scatto di testa, gambe e cuore. 

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Le cose nel calcio cambiano in fretta. Magari domani il Bologna spazza via il Como sul relativo ramo del lago, urlando a piena gola alla luna e al destino non più cinico e baro. Ma la ragione e i bookmaker dicono con chiarezza come il risultato più probabile sia l'uno secco, coi rossoblù che, nel caso, inanellerebbero l'ennesima perla nera. I conti in campionato sono lungi dal tornare: 2 punti in 6 partite rappresentano un cammino da retrocedenda. In mezzo c'è stata una vittoria poco probante col Parma in Coppa Italia e la parentesi di Riad, che ha lasciato più amaro per la pessima prova col Napoli in finale, piuttosto che per il pareggio risolto ai rigori con l'Inter. Che tra parentesi si è mostrata col suo volto più cattivo domenica scorsa nel replay di campionato, dandone 3 al Bologna che potevano agilmente essere 6 o 7. A dicembre la squadra di Vincenzo Italiano ha giocato un'unica gara davvero buona, conquistando nella tormenta di Vigo un'epica vittoria determinante per tenere accesa la fiammella di accesso diretto agli ottavi di Europa League. Troppo poco per il Bologna, il quale più che planare dolcemente dopo due anni a tutto gas (Motta più Italiano 1) sta rischiando di schiantarsi in questo Italiano 2.

Bologna, che ti succede?

Alla dodicesima giornata i rossoblù erano a -3 dalla vetta; dopo altre 6 partite giocate sono a -16, seppure con una gara da recuperare. Come è stato possibile un crollo del genere? Italiano sembra fatalista, dice che le cose miglioreranno e fa appello ai suoi “uomini veri”. Non risulta che ci siano problemi di spaccature nello spogliatoio, nè criticità da appianare. La squadra rema tutta dalla stessa parte. Solo che ha perso efficacia. Il suo pressing alto non dà più risultati, mentre gli avversari hanno via via trovato la strada per colpire al cuore la difesa del Bologna: infilate centrali e palle inattive sono diventate sciarade irrisolvibili. 

Da Immobile a Orsolini: delusioni offensive. Ed il mercato...

In attacco il Bologna è un pianto. Il suo bomber Orsolini si è spento. Immobile, ritornato con estenuante ritardo dall'infortunio patito alla prima giornata, non è ancora lui. Odgaard quest'anno non lo è mai stato. Bernardeschi si è spaccato la clavicola proprio quando aveva trovato la gamba giusta. Castro sta rendendo poco; Dallinga è nullo. Ma tutti i reparti sono in difficoltà: male il centrocampo, malissimo la difesa. Gli infortuni hanno colpito duro. Se prima le rotazioni costanti avevano sopperito alle assenze, ora che stanno man mano tornando tutti, il Bologna non riesce a trovare la quadra di un rendimento diffuso sufficiente. Capitolo mercato. Non tutti gli arrivi estivi stanno rendendo secondo le attese: da Rowe ci si aspettava molto di più; Vitik e Sulemana sono stati finora deludenti. Di Ciro si è detto: quattro mesi fuori ne hanno segnato la stagione. Ora ci saranno probabilmente un paio di ritocchi, ma niente che possa cambiare la sostanza. Finora il club ha soltanto piazzato alcuni giovani in giro (Stivanello al Lumezzane, Byar al Wydad Casablanca, Menegazzo al Foggia) ma nulla che riguardi la prima squadra.

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