Andrea Sartori, KPMG: "Caso Juve? Valutare i giocatori si può"

Il capo globale della divisione sport dell'azienda numero uno al mondo per analisi di mercati e consulenza: «Plusvalenze? Nel club bianconero dal 2011 a oggi pesano al 21%, ci sono sei club di Serie A che ne hanno fatte di più"

Andrea Sartori, KPMG: "Caso Juve? Valutare i giocatori si può"

Andrea Sartori è capo globale della divisione sport di KPMG, azienda numero uno al mondo nei servizi professionali alle imprese legati all’analisi dei mercati e alla consulenza, con attenzione particolare anche per lo scenario del calcio mondiale. E proprio ieri KPMG ha pubblicato il suo report in cui elenca il valore dei primi dieci giocatori più cari al mondo. E se qualcuno è curioso, in testa alla classifica c’è Haaland, valutato 142 milioni. Quindi si può stabilire scientifi camente il valore di un giocatore? «Noi abbiamo un algoritmo o, meglio, una serie di algoritmi. Le guide fondamentali sono le caratteristiche anagrafiche (età, ma anche nazionalità, perché per esempio essere extracomunitario incide), quelle legate alla squadra nella quale milita e i parametri tecnici legati alle performance, risultato di migliaia di data point elaborati da matematici e aggiornati con dati provenienti dal mercato. Ogni operazione viene registrata per avere un ulteriore parametro».

Quindi avete trovato la chiave per regolamentare il calciomercato, come vuole Infantino, che recentemente parlava proprio di algoritmo.
«Non so esattamente cosa intende Infantino, ma direi che bisogna considerare una fondamentale distinzione fra valore e prezzo. Il valore è la cifra alla quale un bene può essere venduto se tutti gli attori dell’operazione si compotrano in modo razionale. Il prezzo è la cifra alla quale il bene viene venduto ed è influenzato, per esempio, anche dalle circostanze emotive. Se a tre giorni dalla fine del mercato ti si infortuna il difensore centrale e ne avrà per sette mesi, allora è quasi certo che andando ad acquistare il sostituto lo pagherai più del suo effettivo valore. insomma, l’algoritmo c’è e se Infantino vuole il nostro saremmo orgogliosi di offrirlo, ma non può esistere un algorirmo che include le conteingenze ed è impossibile crearlo. Certo, il nostro è uno strumento estremamente utile per portare un po’ di trasparenza, ma non può stabilire un prezzo oggettivo».

Anche perché le oscillazioni dei prezzi dei giocatori subiscono influenze di ogni tipo. Dopo anni di crescita, per esempio, adesso si stanno abbassando a causa della crisi economica che ha colpito il calcio.
«Sì, il valore è diminuito e non si è ancora ripreso. Al momento siamo molto al di sotto dei valori prepandemici. Anche se in alcuni casi il valore scende per altre ragioni: prendiamo Mbappè, che è sempre stato intorno ai 200 milioni nella nostra classifica, ora è sceso a 128 perché di mese in mese si avvicina la data di scadenza del suo contratto e, quindi, la possibilità che si liberi a zero».

A proposito di crisi del calcio: il ricorso alle plusvalenze è il sintomo di un malessere economico. Forse demonizzare le plusvalenze e basta, senza intervenire a livello strutturale non è la soluzione del problema.
«Sono assolutamente d’accordo. Il problema del calcio va ben al di là delle plusvalenze. Il margine fra i ricavi ordinari e i costi operativi di molti club è troppo sottile. E la pandemia ha dato una spallata non da poco. L’uso delle plusvalenze è uno strumento usato da molte squadre per sistemare i bilanci, un po’ come certe aziende usano il magazzino a fine anno. È un’arma a doppio taglio perché il sollievo contabile iniziale, si paga poi l’anno dopo in termini di ammortamento».

La Juventus è caduta in questo circolo vizioso?
«Limitarsi a un periodo breve non dà l’idea dell’utilizzo delle plusvalenze. Secondo un nostro studio che prende in considerazione gli ultimi nove anni la Juventus ha effettuato plusvalenze per il 21% del suo fatturato. E nella classifica dei dieci club che sono sempre stati in A in quel periodo è settima. In testa ci sono Udinese e Genoa, con il 69% Poi Atalanta (38%), Fiorentina (35%), Roma (33%) e Napoli (30%). Insomma, i volumi delle plusvalenze della Juventus non mi sembrano anomali. Certo, poi vanno distinte le plusvalenze con passaggio di denaro e quelle senza passaggio. Ma le seconde non sono un reato se il prezzo è congruo».

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