Toro, Lazaro: nel segno dello scorpione

L'austriaco al Toro per rinascere: come quando ai tempi della Bundesliga segnava con una magia
Toro, Lazaro: nel segno dello scorpione© www.imagephotoagency.it

TORINO - Crescere con un padre allenatore, specializzato nella gestione di squadre del settore giovanile, non è sempre facile. Oppure può essere illuminante, perché grazie a lui capisci prima le dinamiche del gioco e quelle della convivenza nello spogliatoio. Pedro Lando è stato fondamentale nella maturazione di Valentino Lazaro, l'ultimo arrivato in casa Toro. Austriaco classe '96, di proprietà dell'Inter, è giunto ad un bivio: far vedere a tutti che i soldi spesi dai nerazzurri nel 2019 (22 milioni di euro caldeggiati da Antonio Conte, primo sponsor del giocatore) non sono casuali. Nella nuova avventura granata, infatti, spicca l'orgoglio ferito di Lazaro, che in questi giorni è persino riuscito a strappare un sorriso a Simone Inzaghi. A tal punto da spingere l'Inter a riflettere sulla sua permanenza.

A caccia di riscatto

Ragionamenti durati poco: Gosens sta meglio e Valentino vuole giocare, il più possibile. Ne ha bisogno, perché anche nelle file del Benfica ha recitato il ruolo di seconda linea: nemmeno 1400 minuti disputati in tutta la stagione. Un continuo sali-scendi di prestazioni che hanno finito per ridimensionare la sua importanza anche in Portogallo. La sua è stata un'involuzione lenta e costante, come quella avvenuta dal suo approdo in Italia. Già, perché nel primo tempo del film della sua carriera ha corso alla velocità della luce, come ama fare sulla corsia di destra.

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La carriera

Madre greca e padre di origine angolana, Lazaro è cresciuto a Graz. Ma è a Salisburgo che inizia il proprio percorso nei professionisti: a 16 anni debutta nella massima serie austriaca. Una breve tappa al Liefering, poi il ritorno nel pianeta Red Bull: quattro annate importanti, che gli valgono la chiamata dell’Herta Berlino. La nobile decaduta del calcio tedesco spende quasi 7 milioni per aggiudicarselo. In due anni mostra una forza spaventosa, in un ruolo in cui ormai gli allenatori investono tantissimo: per come sviluppa il gioco sulla fascia e per l’impostazione dell’azione, Lazaro viene individuato da Conte come l’uomo perfetto per il suo 3-5-2. Così scalza il signor Ivan Perisic: il croato va in prestito al Bayern Monaco e lui sbarca ad Appiano Gentile. Sembra un cambio della guardia in cui l’Inter ha tutto da guadagnare, ma non va così. Perché Perisic vince la Champions League e Lazaro? Delude, tantissimo. A novembre di quell’anno il tecnico deve già vestire i panni dell’estremo difensore dell’esterno: «L’abbiamo preso e abbiamo fatto l’investimento giusto perché è nazionale austriaco. Con lui bisognerà avere pazienza, sta lavorando e poi servirà dargli la chance dall’inizio». Dopo quella conferenza stampa, precedente alla sfida col Bologna, Lazaro gioca titolare contro i rossoblù, contro il Verona e contro la Spal: l’Inter le vince tutte. Nei 323’ disputati in campionato, i nerazzurri trionfano sempre. Ma non basta, la pazienza di Conte dura poco.

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Alla ricerca di continuità

Così inizia la vita da giramondo di Valentino: Newcastle già a gennaio 2020, Borussia Mönchengladbach nella stagione 2020-21 (confeziona un assist nella sfida di Champions League contro l’Inter, poi persa in casa dai tedeschi) e infine il Benfica. Lazaro si accende e si spegne: è una costante di ogni sua parentesi. E infatti non riesce a mettere radici. Cerca costantemente una squadra che lo faccia giocare, ma poi finisce per perdersi. Ora c’è il Toro. Altro club nel quale spera di potersi esprimere, ma avrà vita dura sul piano della concorrenza: con Singo padrone della corsia di destra dovrà sudare. Ha i numeri per poter trovare spazio: Juric ci crede tantissimo e c’è anche un retroscena su Lazaro. Pure Gasperini, un anno fa, lo avrebbe voluto all’Atalanta, convinto dalle potenzialità enormi dell’austriaco. La tecnica c’è e una magia l’ha già fatta: l’8 novembre 2020 ha realizzato un gol col colpo dello scorpione, nella sfida persa dal suo Gladbach per 3-4 contro il Bayer Leverkusen. Una giocata da urlo, ma al Toro gli chiederanno altro. Continuità, se possibile: Juric ha bisogno di un esterno che sposti gli equilibri, che alzi il livello.

L'ultimo treno italiano

Lazaro ha l’età giusta per mettersi a disposizione e per assimilare un nuovo metodo di lavoro che gli può cambiare la vita. Ha riabbracciato per qualche giorno l’amico Romelu Lukaku, ma adesso lo attende una nuova battaglia. Deve vincerla: è l’ultimissimo treno per lui in Italia, nazione che ricorda più facilmente i 22 milioni spesi dall’Inter rispetto alle sue prestazioni. Gli spetta il compito di costruirsi la stessa reputazione di cui gode in Germania e Austria: se si fiderà di Juric, allora riuscirà in quest’impresa.

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